FRAMMENTI DI VITA - Il sito letterario di Gianluca Rasile
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.: LE OPERE LETTERARIE DI GIANLUCA RASILE :.

Cristina - Un amore irraggiungibile (1992-1993)

Tutto ebbe inizio nel lontano anno 1986 quando frequentavo la seconda media alle scuole Gragnani di Torre del Lago Puccini (quest'ultimo un paesino di mare in provincia di Lucca dove abitavo in quel periodo) e per gioco scrissi una poesia di stampo amoroso ad una mia compagna di classe: quella poesia, oltre a rendermi simpatico dinanzi alla ragazza in questione, ebbe un ruolo molto importante nella mia personalità da adolescente, cioè quello di far nascere in me il bisogno di creare qualcosa che potesse essere utile a me stesso ai fini della soddisfazione personale.
Malgrado quella mia nuova voglia di "creare", passarono ben tre anni prima di poterla rispolverare: una delle tante delusioni d'amore che ho provato mi diede gli stimoli per descrivere con alcune poesie i momenti felici e infelici passati con una stupenda ragazza. Tuttavia, anche in quel caso fu una cosa temporanea, poiché una volta smaltita la "cotta" smaltii purtroppo anche la voglia di scrivere e le poesie andarono perdute insieme al ricordo di quella ragazza.
Oggi finalmente, a tre anni di distanza dal fatto precedente, ho trovato il ritmo appropriato per ricominciare a scrivere, questa volta seriamente, decidendo di riunire tutte le mie poesie d'amore in una raccolta intitolata "Cristina. Un amore irraggiungibile".
Questa raccolta descrive con poesie e rispettivi commenti alcuni attimi caratterizzati dalla presenza di una ragazza di nome Cristina: questa dolce e raffinata fanciulla dagli occhi celesti e i capelli dorati dal primo istante che la vidi riuscì ad animare in modo alquanto originale i miei sentimenti. Ma cosa ha spinto il mio cuore ad inseguire proprio lei quando il mondo che circonda i nostri occhi n'è pieno di ragazze dolci e raffinate? Ho buone ragioni per credere che lei sia una ragazza seria e questo particolare associato alla sua bellezza celestiale, tanta da permettermi di paragonarla ad un angelo caduto dal cielo, fa di lei una ragazza unica al mondo.
Fino a qui non ci sarebbe niente di strano, ma il problema principale si riscontra nel fatto che lei di me non vuole proprio sentir parlare e questo mi fa soffrire moltissimo: voi mi potreste suggerire di mollare tutto e di cercare un'altra ragazza alla quale rivolgere il mio amore, ma facendo così dimostrerei soltanto che quest'ultimo non è sincero. Invece il mio amore potrebbe essere quasi paragonato all'amor cortese degli Stilnovisti, cioè un sentimento puro che educa e affina lo spirito, e che raffigura l'affetto e il desiderio.
Cristina, com'è già successo in altri casi, si trasformerà in un amore irraggiungibile che ricalca in parte l'amore cortese, poiché, al contrario di quest'ultimo, che anche se è inaccessibile sarà sempre simbolo di speranza, il mio amore sfocerà invece in una delusione che con il tempo soffocherà questa speranza, lasciando al suo posto una profonda ferita difficile da rimarginare. Ecco perché come prima poesia troverete "Delusioni", proprio per evidenziare cosa prova una persona quando il suo amore non è ricambiato.
Le poesie contenute in questa raccolta usano lo stile della rima alternata a quattro versi (schema ABAB), stile a mio parere simpatico e divertente che riesce facilmente a fissare il contenuto della poesia nella mente del lettore.
Come ben presto noterete questa mia opera contiene alcuni nomi riguardanti i personaggi che hanno partecipato alle varie vicende: questi nomi non sono quelli reali, bensì dei sostituti opportunamente inseriti dal sottoscritto per evitare che queste persone siano rese note pubblicamente senza il loro consenso.
In conclusione, spero che questo lavoro sia di vostro gradimento e che non sia stato solo tempo perso inutilmente.
Cordiali saluti.

Gianluca Rasile


"DELUSIONI" 26/08/1992

Quel che si sente
in questi momenti,
dipende dalla gente
e dai lor sentimenti;
siam tutti diversi,
nessuno è uguale,
ma questi versi
a tutti fan male:
chi non ha sofferto
per delusioni d'amore?
Anch'io l'ho scoperto
che spaccan il cuore.
Vorrei poter scoppiare
come una mina vagante,
vorrei anch'io amare,
è troppo importante;
ma è inutile sperare
ed esser triste,
chi mi può amare
se son tutte egoiste?
L'unica cosa
che mi rimane
è mirar la mia rosa
e soffrir come un cane.

Poesia, questa, che descrive i nostri momenti tristi accompagnati da una delusione amorosa, una delusione che ci fa soffrire intensamente e che alcune volte provoca un profondo vuoto d'insoddisfazione difficile da colmare: però non tutti reagiscono in questo modo di fronte ad una delusione, poiché c'è chi pur soffrendo riesce ugualmente a superare il momento difficile, magari iniziando una nuova relazione.
Io quando provo una delusione d'amore soffro moltissimo, forse perché non riesco mai a trovare una ragazza che non abbia soltanto il compito di dare sfogo al mio istinto di comune essere umano, ma che possa anche e soprattutto confortarmi nei momenti difficili, una ragazza alla quale confidare i miei segreti senza alcun timore.
Ecco perché non trovando questo tipo di amore sincero e profondo in certi momenti vorrei scoppiare come una mina vagante, poiché noi possiamo essere paragonati a delle mine che vagano in cerca di qualcuno che faccia esplodere la "loro" voglia di amare.
Questa mia tristezza sfocia in una visione pessimista dell'amore: al giorno d'oggi sta divenendo sempre più rara la persona che ti ama per quello che sei veramente, ma finge di amarti per raggiungere i suoi loschi scopi, magari per farsi una posizione, quindi è inutile sperare in un amore totalmente sincero, perché la maggior parte di noi è solamente egoista.
Purtroppo l'unica cosa che mi rimane di fare è di stare a soffrire per la mia "rosa" del momento, cioè colei che anima i miei sentimenti, ma che non vuole me come animatore dei suoi sentimenti.


"CRISTINA" 28/09/1992

Forse fu un caso
o una mia folle gesta,
che infilai il naso
in quella splendida festa:
era la festa di Cristina,
diciott'anni compiva,
era la più carina,
ma nessuno lo capiva;
io la guardavo spesso,
ma lei era indifferente,
pensavo di esser fesso
e di non combinar niente;
mi sentivo un pò confuso
e forte mi batteva il cuore,
l'avrei voluto già concluso
questo fantastico amore;
ma lei disinteressata
me lo fece intuire,
di come sarebbe andata
se glielo fossi andato a dire.

In una calda serata dell'estate 1992, durante il mese di agosto, mi trovavo nella via principale del paesino di montagna dove dal primo giorno dello stesso mese mi ero trasferito e stavo parlando con degli amici davanti a un locale che d'ora in poi chiamerò con il nome "Baretto", quando una ragazza molto carina che non conoscevo (che poi altra non era che la sorella di Cristina) si avvicinò a noi e disse che eravamo invitati alla festa di compleanno di sua sorella (che si svolgeva al piano inferiore del noto locale) a causa della scarsa affluenza degli invitati principali.
Approfittai immediatamente dell'invito ricevuto e così scesi a controllare la situazione: la festa non era per niente movimentata (avevo quasi deciso di andarmene), ma poi risultò splendida perché notai che la festeggiata, la quale compiva il suo diciottesimo anno di età, era molto carina, anche se nessuno sembrava considerare quella sua bellezza angelica.
Soltanto io diedi importanza alla sua candida immagine e mentre ballavo la guardavo spesso, ma lei sembrava non dar peso alla mia presenza: quella sua indifferenza nei miei confronti mi spinse a capire che sarebbe stato molto difficile, forse impossibile, il fatto che io potevo farla innamorare di me, o per lo meno rendermi simpatico.
Devo ammettere che quel giorno non mi comportai per niente bene e, oltre a non ringraziarla per l'invito ricevuto e a non darle gli auguri di buon compleanno, non ebbi neanche il coraggio di andarla a conoscere: credo che lei, fin dal primo momento che mi vide, mi reputò un ragazzo da evitare, facendosi un'idea sbagliata su di me; quel mio comportamento anormale fu causato dalla mia profonda timidezza, infatti, anche se posso sembrare un ragazzo intraprendente, in realtà, ho timore di affrontare situazioni del genere.
Nel corso della festa riprovai più volte a guardarla per vedere le sue reazioni e, mentre facevo ciò, sognavo una probabile fioritura di questo fantastico amore, ma la sua solita indifferenza mi fece ripensare ancora una volta che non era per niente un compito facile quello che stavo per affrontare.
Questa poesia apre il "capitolo Cristina" descrivendo il mio primo impatto visivo con questa stupenda ragazza, un impatto che nel mio cuore straziato riaccese la speranza di aver finalmente trovato la mia ragazza ideale, forse un tipo molto raro di ragazza: Cristina.


"CRISTINA II ATTO" 28/09/1992

Ero davanti al Baretto,
quando, in quell'istante,
sentii dentro il petto
un brivido eccitante:
era nuovamente lei,
sì! Proprio Cristina,
bella più che mai
col suo sguardo da fatina.
La fissai profondamente
con aria interessata,
ma lei indifferente
continuò la passeggiata;
rimasi impietrito
a guardarla scomparire,
mi ero quasi pentito
di star lì a soffrire.
Mi sto rassegnando
alla sua solita indifferenza,
ma finché non glielo domando
io non posso starne senza.

Questa poesia la scrissi per dar sfogo ai miei sentimenti, descrivendo uno dei tanti momenti vissuti in modo indiretto con Cristina nei giorni successivi al suo compleanno.
Ma perché raccontarne uno e non tutti? La risposta è molto semplice: questo "episodio" è stato quello che mi fece soffrire di più, perché in esso la protagonista non è stata Cristina, ma la sua profonda indifferenza nei miei confronti. Gli altri casi, anche se molto simili, potevano far pensare a una sua disattenzione, ma questo non può giustificarla: fu la conferma di ciò che avevo previsto alla sua festa.
In un caldo pomeriggio di fine estate (l'estate è sempre quella del 1992) mi trovavo come al solito davanti al Baretto a parlare con alcuni miei amici, quando, voltandomi di sfuggita verso la piazza del paese, sentii un brivido di eccitazione che mi stava attraversando il petto: Cristina e il suo dolce viso, tanto da farla somigliare a una fata adornata dalle sue candide vesti, stavano venendo nella mia direzione.
Mi passò accanto a mezzo metro di distanza e io le fissai il volto, rimanendo incantato dalla sua maestosa bellezza, ma lei e la sua indifferenza continuarono ognuna ad andare per la propria strada, fino alla loro totale scomparsa.
Rimasi impietrito come se mi avessero gettato addosso una tonnellata di cemento, quest'ultimo "armato" di cattiveria e incomprensione.
Avevo quasi deciso di farla finita con questa storia che altro non mi aveva dato che sofferenze, ma il mio amore per lei, quasi paragonato a una penitenza divina, mi fece riflettere e così decisi che fino a quando non gli avessi detto di persona cosa provavo veramente per lei non mi sarei arreso per nulla al mondo.


"CRISTINA III E ULTIMO ATTO" 29/09/1992

Oggi verso sera
ho rivisto Cristina,
con la camicia nera
era proprio carina.
Ero molto eccitato,
non riuscivo a parlare,
chi l'avrebbe immaginato
cosa stavo per affrontare?
Francesca mi riportò
che per Cristina non c'era amore
e una freccia sfiorò
il mio povero cuore:
mi cascaron le braccia
e giurai profondamente
di dirglielo in faccia
che per me non valeva niente!

Il giorno dopo la mia decisione uscii da casa che era già notte e mi aggregai al solito gruppo di amici: Cristina era seduta sul muricciolo accanto al Baretto ad almeno venti metri da me e indossava una camicia nera fino alle ginocchia che si addiceva pienamente alla sua bellezza naturale.
La sua raffinata visione mi fece eccitare (in senso spirituale) e a causa di un violento raffreddore non riuscivo neanche a parlare; nonostante quest'ultimo inconveniente, tutto scorreva tranquillamente, come se fosse stata una delle solite serate passate a osservare la bellezza celestiale di Cristina e non avrei mai potuto immaginare ciò che mi sarebbe accaduto in seguito.
Un mio amico m'invitò a fare un giro in motorino con lui e passando davanti a Cristina, la quale era in compagnia del suo gruppo di amiche (tra le quali sua cugina Claudia e la mia amica Francesca), la guardai come se fossi rimasto accecato dal suo lucente fascino, però ad accorgersi di ciò non fu lei ma sua cugina, che dopo avermi seguito con lo sguardo disse qualcosa a Cristina. Per tutto il tempo pensai a cosa le avesse detto Claudia e alla sua risposta, pensando anche a una probabile presa in giro nei miei confronti.
All'ora di cena, quando tutti andarono ognuno alle proprie case, accompagnai Francesca alla sua abitazione facendomi riferire cosa avevano detto di me Claudia e Cristina: la prima aveva solamente avvisato la cugina della mia presenza, mentre la seconda le rispose che per lei era meglio non avere intorno alcuna persona interessata alla sua bellezza.
Quella risposta per un attimo mi fece pensare che forse Cristina non era una ragazza come tutte le altre, ma poi riflettendoci sopra la interpretai in modo differente: era una ragazza terribilmente timida.
Anche se riuscii a capire la sua risposta, non per questo non mi sarei dovuto arrabbiare con lei e se per caso l'avessi rivista in quel momento gli avrei detto che per me non valeva proprio niente!
Sembrava che tutto dovesse finire la sera stessa, ma...


"CRISTINA IV ATTO: L'INCUBO CONTINUA" 01/10/1992

Non c'è niente da fare,
lei è sempre nel mio cuore,
anche se non la sto a guardare
sento sempre il suo calore.
Lei è come un brutto sogno,
ti ritorna sempre in mente,
anche se non ne ho bisogno
questa cotta è ormai evidente.
La vedo in continuazione
anche se di spalle son voltato,
ormai lo so che è una delusione,
ma ne sono troppo innamorato.
La guardo e non so che fare,
la vorrei tra le mie braccia,
son tentato a riprovare,
ma c'è aria di figuraccia.
Non ci fossi mai andato
a quella splendida festa,
forse non sarei incappato
in questa mia folle gesta!

Vi starete certamente domandando il perché di questo titolo, sapendo che io Cristina l'ho sempre paragonata a una figura angelica: ma come fa un angelo a divenire un incubo?
Nei giorni che seguirono cercai di non dar peso alla sua presenza, ma questo mio comportamento mi faceva soffrire moltissimo, fino al punto di paragonarla a un incubo interminabile, perché l'amore che provavo e provo per lei era ed è tuttora troppo forte e sincero per essere dimenticato così facilmente; ecco il perché del titolo di questa poesia.
Ebbi il coraggio di estendere il mio comportamento fino a un giovedì pomeriggio, quando ero accanto al famoso muricciolo con degli amici e lei era seduta su di uno scalino dall'altra parte della strada: feci finta di non vederla mettendomi girato di spalle, ma in fondo al mio cuore una vocina mi diceva che stavo sbagliando e io le diedi ragione, così mi voltai di scatto e la sua dolce visione mi fece venire il desiderio di stringerla fra le mie braccia, ma non fui capace di fare nulla per paura di essere soltanto preso in giro.
Mentre la osservavo ripensai al giorno del suo compleanno, a quel maledetto giorno che misi piede in quella splendida festa!


"CRISTINA V ATTO: UN SEGNO DIVINO" 26/11/1992

Giacevo sull'entrata
del già noto Baretto,
quando mi fu data
la chiave del cassetto:
grazie a Dario
conobbi Cristina,
da calvario
divenne cosa divina.
Finalmente nel mio cuore
si aprì una porta,
motivata dal dolore
e da passion non morta.
Strinsi la sua mano
con aria incantata,
ma mi accorsi pian piano
che ciò non l'ebbe sfiorata:
con la solita indifferenza
riprese il suo cammino,
come se la mia presenza
non entrò mai nel suo destino.
Rimasi stupefatto
dalla sua cattiveria,
forse quell'impatto
non fu cosa seria.

I giorni passavano lenti e io mi stavo rassegnando all'idea di vedere Cristina come un sogno chiuso in un cassetto, un cassetto chiuso a chiave e gettato in mare.
Era un sabato pomeriggio e io stavo appoggiato sull'atrio del Baretto, mentre Cristina e il suo gruppo erano a due passi da me a parlare con un mio compagno di scuola di nome Dario, quest'ultimo venuto in paese per rivedere i suoi amici.
Dario, accortosi della mia presenza e sapendo del mio profondo amore per Cristina, ne approfittò per farmi conoscere lei e il suo gruppo: finalmente la conoscenza di Cristina, paragonabile a una sofferta utopia, divenne un segno divino, come se Dio mi avesse voluto ripagare per queste mie sofferenze.
La stretta di mano in segno di amicizia fu il primo e chissà forse l'ultimo contatto fisico tra di noi, però mi rese talmente felice da ravvivare una passione che non era ancora spenta, ma che ardeva in silenzio in fondo al mio cuore.
Subito dopo però mi accorsi che per lei era come se non mi avesse mai conosciuto e, accompagnata dalla sua non nuova indifferenza, riprese il suo cammino fantasioso.
La mia breve gioia si tramutò in tristezza e intanto mi domandavo cosa poteva spingerla a comportarsi così nei miei confronti: per sdrammatizzare la situazione pensai che forse quell'impatto, il nostro impatto, per lei non fu cosa da prendere seriamente, anche se per me lo fu tantissimo.


"CRISTINA VI ATTO: L'ENNESIMO TENTATIVO" 26/11/1992

Ero nella mia Fiat Uno
a sentire un pò di musica,
in giro non c'era nessuno,
ma sul muro...una cosa unica;
cosa poteva essere
se non la solita Cristina?
La vedevo sorridere,
era sempre più carina.
A un certo momento
Cristina scese dal muretto
e col suo passo lento
andò verso il Baretto:
mi passò molto vicino
e io innamorato
le tirai un bacino
che non fu ricambiato.
Le dedicai anche una melodia
e Francesca glielo andò a dire,
ma lei mentre volava via
disse che potevo solo soffrire.

Era uno dei soliti pomeriggi invernali passati in macchina ad ascoltare la musica, un pomeriggio piuttosto scarico di vitalità, quando, guardando per caso lo specchietto retrovisore, mi accorsi che Cristina e una sua amica erano sedute sul muretto a pochi metri di distanza dalla mia postazione: non tolsi per un solo istante il mio sguardo dallo specchietto e notai che lei, non facendo neppure caso alla mia presenza, rideva e scherzava con quella sua amica, irradiando il suo fascino nei miei occhi.
A sentire la musica con me, oltre che il mio caro amico Danilo, c'era la mia instancabile riferitrice Francesca.
Ritornando a noi, dopo un buon quarto d'ora di musica assordante, Cristina scese dal famoso muretto e lentamente si diresse verso il già troppe volte nominato Baretto (cioè stava venendo verso di me): cambiai immediatamente il genere musicale mettendo una canzone a dire poco stupenda e appena mi passò accanto alzai il volume dello stereo, le "tirai" un bacio passionale e le dedicai la canzone in questione, perché la dolcezza di quest'ultima le si addiceva in pieno.
Allora Francesca con il mio consenso andò a riferire il tutto alla diretta interessata, la quale non mi diede per nulla l'impressione di avere gradito la mia iniziativa, infatti, più tardi ciò mi fu confermato dalla stessa Francesca.
La sera dello stesso giorno, mentre ero disteso sul letto della mia camera, riascoltai quella fantastica canzone, forse perché mi dava conforto o forse perché la sua dolcezza mi faceva pensare alla delicata immagine di Cristina: anche tuttora quando l'ascolto il mio pensiero si volge a lei.


"CRISTINA VII ATTO: UN MOMENTO DI RABBIA" 26/11/1992

Dopo aver fatto una girata
con la mia macchinina,
vidi un'auto parcheggiata
con dentro la mia cara Cristina:
ce l'avevo di fronte,
era la macchina di Piero,
il mio sogno andava a monte
ed ero incavolato nero.
Con aria indifferente
gli passai accanto,
ma loro non per niente
non ci fecero caso tanto.
Questo fatto
mi fece pensare
che solo chi è matto
è capace di amare!

Dopo aver fatto una passeggiata con la mia automobile, ritornai in paese che erano già le sei del pomeriggio e l'oscurità della notte copriva profondamente l'azzurro cielo sopra di noi. Ero leggermente nervoso perché a quell'ora non si trovava mai un posto per parcheggiare la mia macchinina (affettuosamente parlando), ma proprio in quel momento una macchina andò via e io mi "catapultai" su quel posto come se fosse stato ricoperto d'oro.
Parcheggiata la mia auto, alzai lo sguardo e mi accorsi che, in effetti, l'oro c'era per davvero, ma si trovava all'interno di una scatola di latta: Cristina e sua cugina Claudia stavano tranquillamente ascoltando la musica nella macchina di Piero in compagnia di quest'ultimo!
In quell'istante il mio nervosismo non ebbe limiti, sarei stato anche capace di fare una scenata poco gradevole, ma il mio buon senso prevalse e così passai accanto a quella macchina con la stessa indifferenza che Cristina ha sempre mostrato verso di me, e loro fecero la medesima cosa: m'ignorarono come se fossi stato un pezzente in cerca di carità!
Quella volta per l'umiliazione subita avrei fatto anche qualche gesto di pazzia, perché solo chi è matto e non percepisce questo tipo di umiliazioni è capace di amare: chissà...forse lo sto diventando...


"CRISTINA VIII ATTO: LA FESTA DI NICOLA" 29/11/1992

Ieri si è festeggiata
la festa di Nicola,
una gran serata
per una cosa sola:
a questa festa
c'era anche Cristina,
la gente che resta
era tutta panchina.
Aspettavo da tanto
questo caro momento,
avrei anche pianto
per un suo lamento.
Per tutta la serata
non pensavo che a lei,
la mia dolce amata,
stupenda direi.
Aveva una camicia bianca
che rispecchiava la sua purezza,
mi sembrava un pò stanca,
ma era sinonimo di bellezza;
non l'avevo mai vista
così tenera e graziosa,
come fatta da un artista
con classe dignitosa.
Ci fu un istante
che le s'illuminò il viso
e il suo sguardo raggiante
mi colpì all'improvviso:
i suoi occhi celesti,
come il cielo pulito,
sembravan due cesti
di iris fiorito.
Avrei voluto ballare
uno di quei balli lenti,
per poterle parlare,
per ricordare quei momenti;
ma non ebbi il coraggio
di andarglielo a dire,
ero solo un ostaggio
che era lì a soffrire.
Quando tutto era finito
e lei se ne andò via,
mi sentii solo ferito
dalla mia monotonia.

Dopo l'umiliazione subita non ebbi più il coraggio di salutarla, tanto per lei sono stato, sono e sarò in futuro solo un problema, perché a lei di me non le è mai importato niente e mai le importerà!
Questo fu il mio unico pensiero fino nel momento in cui Nicola mi invitò alla festa del suo diciottesimo compleanno, quando venni a sapere che doveva essere presente anche Cristina: era l'occasione per riscattarmi!
Quel sabato sera andai alla festa con l'intenzione di concludere qualcosa, perché per me quella festa, oltre a essere uno svago, era anche e soprattutto un ottimo mezzo per tentare un approccio con Cristina.
Entrai nel garage (arredato in modo eccezionale) e notai immediatamente la presenza imponente di lei, mentre agli altri invitati, direi tantissimi, non ci feci tanto caso, perché era come se fossero stati dei "panchinari" messi in secondo piano dalla "fuoriclasse" della serata: Cristina.
Lei non mi sembrò molto felice nel vedermi presente a quella festa, anzi, vi dirò di più, aveva tutta l'aria di essere nauseata dalla mia presenza che ormai per lei era divenuta un incubo: riuscii a percepire al volo quel suo disgusto a mio parere non giustificato, non giustificato perché io non le ho mai fatto niente di male, non ho mai avuto il coraggio di darle fastidio, e questo perché la sua immagine imprime nel mio cuore una tenerezza indescrivibile.
Indossava un paio di jeans con una camicetta bianca molto carina che riusciva in pieno a soffocare la sua stanchezza (forse causata dalla sua grande voglia di fare tipica delle persone diligenti e studiose), evidenziando la sua candida immagine che era sinonimo di bellezza.
Quella sera Cristina era diversa dal solito: non l'avevo mai vista così tenera e graziosa, sembrava un quadro talmente perfetto che nessuno poteva negare il fatto che fosse stato dipinto da un artista eccezionale, un artista che era riuscito nel suo intento di evidenziare le parti più belle di questa ragazza.
In un momento particolare della festa, quando la potente luce emessa dalla lampada della telecamera che stava riprendendo il taglio della torta si posò per un attimo sul suo viso, i suoi occhi celesti come il cielo pulito (limpido, in assenza di nuvole) sembravano due piccoli cesti di iris appena fiorito e, nell'istante che si incrociarono con i miei, la loro luce celestiale colpì profondamente il mio senso visivo, incantandolo.
Dopo il taglio della torta e dopo la consumazione in onore a Nicola, la festa proseguì con alcuni balli lenti, ottimi per cercare di avvicinare Cristina invitandola a ballare: sarebbero stati dei momenti eccezionali nei quali avremmo potuto finalmente parlare, ma non ebbi il coraggio di fare ciò che stavo fantasticando e chissà se nel buio (io e Cristina eravamo seduti l'uno di fronte all'altra a pochi metri di distanza) i nostri occhi si incrociarono desiderosi gli uni degli altri, oppure non si incontrarono mai, tracciando soltanto dei percorsi confusionari e non sovrapposti. In quei momenti d'indecisione potevo essere paragonato a un ostaggio, un prigioniero sofferente rinchiuso nel mistero di questa cosa fantastica che è l'amore.
Quando lei si alzò dalla sedia e andò a prendere il suo cappotto, sentii un taglio d'insoddisfazione che si apriva sempre più nel mio cuore, forse causato dalla mia monotonia inventiva: la seguii con lo sguardo e mentre scompariva all'orizzonte contemporaneamente in me si affievoliva la speranza di averla fra le mie braccia.


"CRISTINA IX ATTO: IL GIORNO DOPO LA FESTA" 30/11/1992

Dopo aver passato
la mattinata a letto,
di pomeriggio sono andato
al solito Baretto:
Cristina ancora non usciva,
forse stava studiando,
come fa una diva
quando un film sta girando.
Mi sentivo soffocare
dalla sua mancanza,
nulla mi poteva consolare,
neanche la mia speranza.
Ripensavo alla festa
e alla mia sofferenza,
quando persi la testa
e alla sua indifferenza.
Ma all'improvviso
vidi in lontananza
quel bel sorriso
che riaccese la speranza;
un sorriso che spuntava
dalle labbra di Cristina,
la quale si avvicinava
col suo sguardo da fatina.
Feci finta di niente
come se non la conoscessi,
però nella mia mente
era come se piangessi.
Era con sua cugina
a ridere e scherzare,
ma era proprio Cristina
colei che stavo a guardare?
Mi sembrava diversa,
di molto cambiata,
pensavo di averla persa,
ma chissà...l'avrò conquistata?

Il giorno prima, passato alla festa di Nicola, andai a dormire piuttosto tardi, se non erro circa alle quattro del mattino, così il giorno seguente restai a letto per tutta la mattinata e mi alzai direttamente all'ora di pranzo.
Lo stesso pomeriggio uscii di casa in compagnia di un forte mal di testa, forse dovuto all'ora tarda in cui ero rientrato e, nonostante ciò, ebbi il coraggio di andare a controllare com'era la situazione nei paraggi del Baretto.
Era una domenica normale, tipica del paese nei mesi invernali, e Cristina ancora non usciva di casa, forse perché impegnata dal suo studio come una diva del cinema lo è dal suo film.
Come un rituale ogni volta che esco e non trovo Cristina per strada o seduta sul solito muretto mi sento soffocare, insoddisfatto di questa situazione che col tempo non ha fatto altro che peggiorare, facendomi rielaborare tutti i fattori che caratterizzano il nostro, anche se indiretto, rapporto umano (se così si può definire).
In quell'attimo di sconforto un sorriso in lontananza riaccese la mia gioia: quel sorriso veniva dalle labbra di Cristina che con la sua lucentezza si avvicinava lentamente. Per non darle soddisfazione (in poche parole quella di guardarla con gli occhi dolci) non la degnai neanche del più infinitesimo sguardo sdolcinato, con la speranza di non farla sentire troppo importante, anche se devo ammettere che lo feci di controvoglia.
A differenza delle altre volte Cristina, la quale era in compagnia di sua cugina Claudia, mi parve molto diversa: quando mi vide invece di girarsi dall'altra parte mi lanciò un leggero sguardo privo di nausea.
La prima cosa che mi venne in mente fu quella di pensare che forse essendo lei soprappensiero non si era accorta che quello ero io, ma poi per la prima volta il mio cuore ospitò la speranza di avere finalmente fatto breccia nei suoi sentimenti.


"CRISTINA X ATTO: UN FATTO NUOVO?" 04/12/1992

Ero con Danilo
a sentire la musica,
quando dal filo
uscì la cosa unica:
non era in compagnia
e io ci sarei andato,
ma era già volata via
e ci rimasi fregato.
Scesi dalla mia auto
andandole dietro,
ma poi andai cauto
facendo qualche metro:
stavo ripensando
alla mia timidezza
e lei si stava allontanando
sfilando la sua bellezza.
Tutto a un tratto
sparì all'orizzonte
e intanto un gatto
mi passò di fronte;
così andai al Baretto
e poco dopo uscii intristito,
lei era sul muretto
come se lo avessi sentito:
il suo tenero sorrisone
mi faceva compagnia,
però la mia visione
la fece volar via.
La rividi verso sera
che parlava con Francesca,
rimasi fisso come una pera
o come di solito fa un'esca;
poi parlai all'uccellino,
il quale mi proferì
che per Cristina ero carino,
ma non c'era nessun sì!

I giorni passarono lenti e i miei dubbi, ormai fondati sulle basi dell'indifferenza di Cristina, ebbero risposta positiva soltanto dopo cinque di questi lunghi e sospirati giorni.
Tanto per cambiare mi trovavo in macchina a sentire la musica con il mio caro amico Danilo, quando all'improvviso dall'orizzonte sconfinato che riempiva i nostri occhi (nella poesia è chiamato "filo" perché l'orizzonte può essere visto come un contorno che non ci permette di scorgere oltre) spuntò colei che mi dipinse il cuore d'oro e ottone: Cristina.
Stranamente era sola e se avessi avuto più coraggio e meno fantasia sarebbe stata l'occasione giusta per poterle finalmente parlare, ma confermando quei valori (poco coraggio e molta fantasia) riuscii solamente a guardarla in volto.
In seguito cercai di correrle dietro, ma, pensando al fatto che non avevo le basi giuste per cominciare il discorso, feci solo qualche passo, mentre lei continuò a sfoggiare la sua bellezza sparendo all'orizzonte, lo stesso orizzonte che la vide nascere e che dopo la vide morire.
Allora chiamai il mio amico Danilo e ci avviammo verso il famigerato Baretto, quando, come se qualcuno mi avesse voluto avvisare a cosa stavo andando incontro, un gatto nero mi passò dinanzi, forse gettandomi addosso la sfortuna di vedere allontanarsi per sempre la speranza di amare Cristina.
Proseguii il mio sfortunato cammino andando incontro al mio destino ed entrai nel locale con la speranza di trovarci la mia amata, ma il mio desiderio non fu esaudito e così uscii allo scoperto: lei era seduta sul muretto, ma dopo avermi visto smise di ridere e se ne andò via. La rividi in serata che parlava con la ormai "famosa" Francesca e subito cercai di capire se l'argomento principale della loro conversazione fossi stato io.
Appena terminato il breve, per me lungo, colloquio, l'"uccellino" (cioè Francesca: uccellino perché mi ha sempre riportato notizie su Cristina) mi disse che per la mia dolce innamorata non ero poi così orribile, però non vi erano speranze per fare fiorire il nostro amore e, secondo lei, mi sarei ben presto stancato di andarle dietro.
Nella sua affermazione è molto chiaro il fatto che lei si sia fatta un'opinione sbagliata su di me: forse pensa che io con lei mi ci voglia solamente divertire, ma si sbaglia di grosso! Non mi stancherò mai di dire che ciò che provo realmente per lei non è frutto di una probabile "scappatella", ma di un amore sano e sincero che lega il mio cuore alla sua immagine: questo non lo ha certamente capito.


"CRISTINA XI ATTO: IERI IN CORRIERA" 18/12/1992

Ieri mattina
sulla corriera
vidi la dolce Cristina
perfetta come una sfera:
mi era a un metro
e la sua visione
si rifletteva sul vetro
insieme all'espressione.
Voltò il suo viso
nella mia direzione,
ma all'improvviso
la sua disattenzione.
Per tutto il tragitto
non girò più la testa,
mentre io ormai zitto
ripensavo alla sua festa.
Ogni tanto la guardavo,
ma lei era sempre voltata,
non la immaginavo
così terrorizzata.

Stavo andando a scuola in corriera come tutte le mattine, ma questa di mattina, cioè quella del 17 dicembre del 1992, è stata forse la più significativa.
Cosa vuol dire ciò? Vuol semplicemente affermare che a differenza delle altre questa mattinata mi ha permesso di aggiungere un altro sassolino al mio mosaico: il mosaico della sofferenza.
Come stavo dicendo, stavo andando a scuola con l'autobus ed ero seduto proprio di fronte a Cristina, solo che lei era in piedi.
Il suo dolce viso angelico, mai troppo pensieroso, si rifletteva sul vetro del finestrino che aveva davanti, e quella sua "riflessione" traspariva un mondo privo di violenza e immoralità, come se nel suo corpo non fossero mai apparsi questi fattori.
Tutto a un tratto si voltò nella mia direzione e i suoi occhi celesti per un attimo sfiorarono il mio viso, lasciando poi il posto a un sentimento più profondo, un sentimento che anche se in modo negativo colpisce il cuore: l'indifferenza.
Per tutto il tragitto che ci portava a scuola non voltò più la testa, come se al mio posto ci fosse stato un violento assassino che la voleva uccidere per poi violentarne il cadavere, mentre in quel posto c'era davvero un assassino, ma colpevole di aver ucciso il proprio tempo libero per una ragazza che non merita nessuna riservatezza.
Mentre ormai ero confuso ripensai alla sua festa, alla prima volta che la vidi e che mi rapì il cuore: pensavo di aver finalmente trovato la mia ragazza ideale, ma mi stavo sbagliando. Sono stato soltanto capace di perdere tempo con una ragazza senza un briciolo di cuore che è pienamente terrorizzata da un povero individuo che è innamorato di lei!
Come l'esilio da Firenze fu per Dante uno specchio pulito che riflesse i veri sporchi sentimenti dei suoi "cari" fiorentini, l'indifferenza di Cristina è per me uno specchio pulito che riflette se stesso!


"CRISTINA XII ATTO: IL REGALO DI NATALE" 15/01/1993

Per esser un pò cortese
in questo freddo Natale,
non badai neanche a spese,
poiché un regalo non può far male:
lo accettò immediatamente,
forse era di suo gradimento,
ma dopo come un niente
non ci fu il ringraziamento.
Addirittura, quando la incontrai
si girò dall'altra parte,
come se non fossi esistito mai
o fossi venuto da Marte.
Ci rimasi molto male,
non ci si comporta in questo modo,
anche se siamo a Natale
ammetto di esser stato un "brodo":
pensavo di fare una buona azione,
ma mi ero sbagliato in pieno,
a soffrir per questa delusione
sono stato proprio uno scemo!

Si stava avvicinando il Natale, quello del 1992 per l'appunto, e la mia mente, quasi congelata dal violento freddo che aveva investito il paese, incominciava a proporsi l'idea di un probabile regalo da fare a Cristina, anche se all'inizio non ero proprio convinto di ciò, perché fino a quel momento non si era comportata poi così bene da meritare un'accortezza del genere.
Nonostante la mia partenza stentata, decisi che il regalo si doveva fare a tutti i costi, perché, secondo me, non poteva far altro che migliorare il nostro rapporto.
Lo stesso giorno, non ricordo bene quale sia stato, m'incamminai per alcuni negozi alla ricerca del regalo, arrivando alla conclusione che quest'ultimo mi portò via gran parte del denaro posseduto.
Tornai a casa soddisfatto e scrissi sul bigliettino questo messaggio: "Con questo regalo non ti voglio conquistare, ma voglio solamente augurarti un Buon Natale e Felice Anno Nuovo"; avevo scritto ciò per farle presente che quel regalo non la doveva mettere in debito con me, perché era solo un pensierino di pura cortesia e non un pretesto per conquistarla.
Il giorno dopo, verso le quattro del pomeriggio, uscii di casa per darle il regalo e, neanche a farlo apposta, lei era seduta con sua sorella sul muretto ad aspettare l'autobus: entrai indifferente nel Baretto e feci chiamare sua sorella da un mio amico, perché almeno con lei avevo un pò di confidenza e anche perché Cristina non sarebbe venuta, rifiutando automaticamente il regalo. Quando le diedi il dono da consegnare alla sorella, rimase un momentino meravigliata (forse non pensava che avrei "osato" tanto), ma poi andò a porlo alla mia spasimante, che lo accettò senza tanti ripensamenti (anche se in principio mi parve un pò stupefatta).
Appena Cristina salì sull'autobus il mio cervello cominciò a calcolare tutte le sue probabili riflessioni, arrivando alla conclusione che, anche se avevo specificato sul biglietto che lei non doveva sentirsi in debito verso di me, un piccolo ringraziamento non avrebbe affatto guastato, anzi, mi avrebbe dato l'opportunità di scambiare quattro chiacchiere con lei, quelle quattro chiacchiere che ormai aspettavo da troppo tempo.
Il giorno successivo, più precisamente il pomeriggio successivo, sentii in me una leggera emozione che mi ondeggiava per tutto il corpo, forse dovuta al fatto che prima o poi l'avrei incontrata e non sapevo cosa mi avrebbe detto riguardo al regalo.
Il tempo passava inesorabilmente e di lei in giro ancora non se ne vedeva l'ombra, quando, girandomi verso il Baretto, la vidi che passeggiava abbracciata a sua cugina Claudia e che stava venendo nella mia direzione: pensai che lei mi stava venendo incontro per ringraziarmi, così anch'io m'incamminai verso di lei con la curiosità di scoprire cosa avrebbe fatto.
Lei, accortasi della mia sempre più vicina presenza, si girò di scatto lasciandomi assaporare quella scia di indifferenza che ho sempre odiato e che non pensavo spuntasse fuori anche in quell'occasione così speciale.
Rallentai il mio passo, i battiti del mio cuore si affievolirono e di colpo mi trovai circondato da un buio pesto: ero appena entrato in una profonda crisi spirituale, la quale mi avrebbe ben presto portato al pentimento completo di quella mia azione (nella poesia è riportato il termine "brodo", che nel dialetto toscano vuol dire superficiale).
Da quel suo comportamento da veri e propri maleducati capii che la serietà di Cristina non era altro che pura apparenza, un'apparenza che fin dall'inizio ha confuso le mie idee e che ha certamente sopravvalutato la sua persona. Oggi, a quasi cinque mesi di "penitenza", la fede che avevo per lei sta scomparendo pian piano, lasciando il posto all'indifferenza.


"CRISTINA XIII ATTO: IL VEGLIONE DI CAPODANNO" 16/01/1993

Speravo che per Capodanno
la potessi incontrare,
per augurarle buon anno
e per poterle parlare;
ma quando seppe dove andavo
lei cambiò la sua direzione,
dirigendosi dove non stavo
per passar un buon cenone.
Quel suo comportamento
così ruvido e sleale,
portò un grave cedimento
che per noi fu fatale.
All'improvviso mi sbucò davanti,
ma io ormai indignato
pensai a quanto eravamo distanti
e al testardo che sono stato:
me lo dovevo immaginare
che non era poi così seria,
non conosce il verbo amare,
ma solo la parola miseria.

Nonostante la "svalutazione" amorosa da parte mia nei confronti di Cristina, questa storia, anche se in un certo senso mai cominciata, non poteva concludersi in un modo così brusco e insensato, così spostai tutta la mia poca speranza rimasta sul veglione di San Silvestro, cioè quello di fine anno (si parla sempre del 1992).
Da fonti alquanto oscure appresi che Cristina e il suo gruppo dovevano passare l'ultimo giorno dell'anno in un locale nei pressi del cimitero del paese: guarda caso anch'io dovevo andare in quello stesso locale, così incominciai ad aspettare con ansia quel giorno, il quale sarebbe stato sicuramente decisivo.
Chissà per quale ragione lei e il suo gruppo decisero all'ultimo momento di andare a un'altra festa, quella che si svolgeva nell'unica pizzeria del paese. Appena seppi di quella sua decisione il mio amore per lei scomparve del tutto, lasciando evaporare quel pizzico di speranza che c'era rimasto e, a sua volta, costruendo quell'immenso palazzo di pietra che è l'indifferenza.
Così per la prima volta nella "nostra" storia Cristina vinse la propria battaglia, quella battaglia che grazie alla mia testardaggine non era mai terminata, ma aveva solamente fatto qualche vittima: queste vittime, quali i miei sentimenti, sono state pian piano uccise dalla sua spietata indifferenza, quest'ultima l'elemento chiave della battaglia in questione.
Andai alla festa con il morale a pezzi, distrutto da quella notizia carica di odio che avevo ricevuto, decidendo di ricominciare tutto cercando di nuovo quella ragazza che avrebbe finalmente apprezzato le mie qualità.
Mancavano ormai tre quarti d'ora alla mezzanotte quando incominciai a ballare senza pensare a nulla: mentre stavo ballando alzai per un attimo lo sguardo e mi accorsi che Cristina e il suo gruppo erano proprio davanti a me che osservavano con calma ciò che stava accadendo, ma la sua immagine non mi diede quel senso di tenerezza che mi aveva sempre dato, piuttosto uno strano sentimento, forse odio, che non avevo mai provato nei suoi confronti. Smisi di ballare e solo in quel momento capii che nel cuore di Cristina esisteva solo una parola: miseria.


"CRISTINA XIV E ULTIMISSIMO ATTO: CONCLUSIONE" 11/03/1993

Questa stupenda storia,
forse travolgente,
ormai non più è in memoria
perché non conta niente;
la sua protagonista,
impetuosa presenza,
all'idea mi rattrista:
l'indifferenza.
Questo sentimento puro,
mai troppo indicato,
con me è stato molto duro,
forse inadeguato:
io non lo meritavo
dopo tutto quel che ho fatto,
io col cuor l'amavo,
non sono stato matto;
ma questo lei non lo ha capito,
forse per la sua poca esperienza,
altrimenti l'amore sarebbe fiorito
e non ci sarebbe stata indifferenza.
Ci tenevo come un fratello
a quel suo dolce visino,
lo ammetto che non sono bello,
chissà, forse anche bruttino;
ma l'importante non è questo,
ma il sentimento interno,
neanche un valoroso gesto
è come lui eterno.
Purtroppo mi devo rassegnare,
ognuno ha i propri pensieri,
mi spiace che non posso amare
colei che non ho conosciuto ieri.

Questa storia, iniziata nell'agosto del 1992, l'ho volutamente definita "stupenda" perché in essa ha trovato posto una ragazza appunto stupenda, la quale è riuscita a travolgermi nei vari intrecci di cui abbiamo, o meglio, ho opportunamente discusso. Purtroppo questa storia ormai nel mio povero cuore non occupa più un posto di rilievo, perché la sua protagonista non è stata Cristina, ma l'indifferenza di quest'ultima.
La parola "indifferenza" solo a sentirla nominare mi rattrista l'animo, perché è riuscita a distruggere ciò che stavo coltivando da molto tempo: questo sentimento con me è stato molto duro, forse inadeguato, perché dopo tutto quello che ho fatto e sopportato io non meritavo un trattamento del genere. Il mio cuore amava veramente Cristina, non è stato un gesto di pazzia per approfittare della sua persona, ma purtroppo questo lei non lo ha capito, forse perché non avendo mai avuto esperienze amorose non può capire come soffre una persona che si sente più volte rifiutata per pura cattiveria, non lo può capire! Se lo avesse capito forse non mi troverei qui a scrivere queste parole, ma sarei tra le sue braccia, magari salutando ironicamente la sua indifferenza.
Il suo dolce visino mi faceva sentire meglio ogni volta che lo guardavo, incuteva tenerezza nel mio povero cuore: lo ammetto che non sono bello, forse sono orribile, ma in questi casi non conta la bellezza esteriore, bensì quella interiore, perché, mentre la bellezza fisica non è eterna ed è destinata a sfiorire col passare del tempo, l'amore se è sincero può resistere per tutta la vita.
Purtroppo mi devo rassegnare, ognuno ha le proprie idee e pensa quello che vuole, mi spiace solamente che non sono riuscito ad amare la ragazza che ho inseguito per molto tempo, quella ragazza che non ho conosciuto il "giorno prima".


RIFLESSIONE DEL 03/03/1996

Sono ormai passati più di tre anni da quella mia sfortunata esperienza e devo ammettere che per me non è stato facile superare quella delusione, come non lo è stato dimenticare quella stupenda ragazza. Ma perché Cristina non mi ha mai reputato all'altezza della sua persona? Questo è per me ancora oggi un bel dilemma, che penso rimarrà tale in eterno. A voi potrà sembrare insensato fare una riflessione su dei fatti accaduti ormai da tempo, ma anche se sono passati questi in realtà sono sempre attuali, perché sono capitati a me come ora continuano ad accadere ad altre persone come me. Cosa vuol dire ciò? Cercherò di spiegare questa mia affermazione nel modo più semplice e comprensibile.
L'uomo per poter vivere in modo migliore la propria vita ha bisogno di credere in qualcosa su cui fare affidamento, sul quale basare la propria esistenza, ma questo "qualcosa" ha un diverso significato a seconda della fascia temporale dell'uomo stesso. Ciò vuol dire che se una persona adulta baserà la propria vita, per esempio, sul suo lavoro, un bambino invece sarà portato a credere nell'amore dei suoi genitori. Ho preso in esame le due estremità temporali della nostra vita, dove da una parte c'è l'uomo adulto che ha già una sua personalità e che quindi fa affidamento sul suo lavoro, dall'altra il bambino che non ha altro su cui affidarsi che nell'amore di coloro che lo hanno messo al mondo. Ma vi siete mai domandati cosa potrebbe essere questo "qualcosa" per un adolescente? Forse sì, ma non è semplice rispondere a questa domanda, perché come ben saprete l'adolescenza è un'età "critica" per l'individuo, poiché è proprio in questa che ognuno di noi ha cercato o sta cercando tuttora di crearsi una propria personalità.
Nell'età adolescenziale l'individuo cerca di mettere in pratica quegli ideali di vita che si è portato dietro nel suo crescere, cioè durante il suo sviluppo mentale, ma sono proprio questi ideali che segneranno la personalità dell'individuo in questione, facendolo in due diversi modi:

A) Se gli ideali che l'individuo si è portato dietro durante la sua crescita corrispondono a quella che è la realtà, questo baserà la propria vita su di essi;
B) Nel caso contrario, l'individuo dovrà decidere se continuare a basarsi ugualmente su di essi o se modificarli in modo adeguato al suo "nuovo" modello di vita, nel caso in cui ce ne fosse uno.

Nel primo caso l'individuo è da ritenersi fortunato, perché il suo ideale di vita, cioè il significato che egli dà alla vita e alle sue componenti, è quello che lui ha riscontrato nella realtà, quindi si troverà a suo agio in essa. Il secondo caso non è molto semplice da gestire, perché l'individuo assisterà alla frantumazione dei suoi ideali nello scontro con la realtà quotidiana, quindi la sua reazione a ciò potrebbe prendere due strade ben distinte: sta a lui decidere se continuare a credere nei suoi ideali nonostante inadeguati al "mondo" in cui vive e quindi a lottare per farli prevalere sugli altri, o se decidere di modificarli per poterli rendere compatibili con la realtà che si trova di fronte.
Io sono uno di quei tanti individui che hanno assistito alla frantumazione citata sopra. Per me è stato un duro colpo assistere a quella distruzione, perché nella presenza di quegli ideali nella nostra vita quotidiana ci credevo molto: credevo nella bontà del mondo, nella disponibilità delle persone, nell'amicizia e nell'amore vero (quest'ultimo molto raro da trovare), ma lo scontro con la realtà mi ha negato quella gioia che mi portavo dietro sin da piccolo, costringendomi a mutare ciò che avevo costruito nel tempo. Avrei potuto anche scegliere la strada di lottare per i miei candidi ideali, ma questo mi avrebbe portato a vivere una delusione dietro l'altra, perché un uomo da solo non può cambiare il mondo in cui vive. Mi sono dovuto adattare ai "nuovi" comportamenti anche sapendo che questi non erano per me giusti, e tutto ciò oggi mi ha portato a essere quello che sono, cioè un uomo convinto che gli ideali di bontà e fratellanza sono e ancor più lo saranno in futuro soltanto un'utopia!
Con questo non voglio dire che il mondo è completamente marcio, perché tra l'egoismo e l'avidità ci sarà sempre quella persona che si distinguerà dalle altre e porterà avanti i suoi candidi ideali. Io, anche se ho mutato il mio modo di "vivere" in questo mondo ostile, non ho certamente dimenticato i miei ideali di un tempo, perché ogni qualvolta ce ne sarà l'opportunità sarò felice di metterli nuovamente in pratica, ma finché sarò circondato dalla cattiveria più profonda i miei cari ideali rimarranno soltanto un argomento su cui basare le mie opere.
La mia storia con Cristina non è stata altro che il "trasporto" dei miei ideali nella realtà, ma, come ben sapete, quel trasporto è stato un vero e proprio fallimento.
La vita ci sottopone continuamente a un esame dietro l'altro e soltanto affrontandoli con decisione riusciremo a imparare qualcosa: tutte le esperienze (brutte o belle che siano servono entrambe) che l'uomo fa nel corso della sua esistenza non servono ad altro che a formare la sua personalità. Io, per esempio, dall'esperienza che ho avuto con Cristina ho imparato molte cose, quelle stesse cose che mi hanno spinto a scrivere questa riflessione.
La prima di queste è che non bisogna idealizzare le persone: tutti sanno che in natura la perfezione non esiste, perché, anche se una qualsiasi cosa può sembrare perfetta, ci sarà sempre quella piccola imperfezione che confermerà la regola. Essendo ognuno di noi al corrente di ciò, non vedo come si debbano idealizzare, cioè immaginare perfette (in senso spirituale e non fisico), le persone, quando sono proprio queste ultime a essere non prive di difetti: il mio errore è stato quello di sopravvalutare in modo eccessivo Cristina, mentre lei non era niente di più e niente di meno che una ragazza come tutte le altre, cioè non priva d'imperfezioni.
Segue a ruota la seconda cosa che ho imparato, cioè quella di non idealizzare troppo l'amore finché non si è sicuri che esso sia vero e profondo: l'amore vero è molto raro ed è facile "inciampare" in storie che poi in fondo si rivelano false, magari proprio quando è già troppo tardi, quindi è meglio sempre "scoprirsi" poco a poco, fino al punto in cui si è convinti che ciò che si sta facendo sia ricambiato come ci si aspetta. C'è chi sostiene che l'amore è un sentimento che non deve essere per forza ricambiato per essere appagante, perché il provare amore verso qualcuno è già di per sé un sentimento che appaga lo spirito e anche perché "pretendere" di essere amato sarebbe soltanto un gesto di egoismo: questo è vero, ma c'è comunque da fare delle puntualizzazioni. Va sicuramente distinto il pretendere amore da una persona senza rispettare il suo volere e il pretendere di trovare l'amore vero: i due casi potrebbero essere confusi l'uno con l'altro, ma, mentre il primo si riferisce a una persona ben precisa, il secondo invece punta su una presunzione generalizzata, cioè sulla nostra ricerca nel mondo di trovare un amore travolgente. E' forse un reato pretendere di trovare l'amore che risiede nei nostri sogni? Chi di noi non vorrebbe trovare l'amore di tutta una vita? E questa non è presunzione? Io penso che non ci sia niente di male se un individuo pretenda di trovare il suo amore ideale, perché l'amore fa parte della nostra vita ed è giusto che ognuno di noi abbia l'opportunità di cercarlo come lo desidera. E' chiaro che se questa sua ricerca tende a calpestare in qualche modo il diritto di decisione di un altro individuo, allora mi pare anche giusto accusarlo di egoismo. Prima che voi mi mettiate in quest'ultima posizione per la mia storia con Cristina, vorrei puntualizzare che io se ho insistito con lei nonostante i suoi numerosi rifiuti è perché pensavo che fosse la sua timidezza a impedire la nostra unione, non perché volevo a tutti i costi il suo amore. E' per me importante che voi riusciste a capire questo, perché in caso contrario sarebbe una grossa offesa ai miei sentimenti: non mi permetterei mai di costringere una persona a fare ciò che non è nelle sue intenzioni.
La terza è sicuramente quella che molti fanno e continuano a fare anche sapendo che è pericolosa per i loro sentimenti: innamorarsi (se di amore si può parlare) di una persona che non si conosce. Non mi sembra una cosa molto ragionata perdere la testa per qualcuno di cui si conosce solo l'aspetto fisico e non quello interiore, perché si rischia, come nel mio caso, di rendersi conto che questo non merita i nostri sentimenti. Inoltre, ma che amore può essere quello provato per una persona sconosciuta? Io penso che l'amore sia un sentimento che venga col tempo quando con una persona ci si è a contatto, quando sai come la pensa e quali sono i suoi interessi, e non con l'immaginazione, altrimenti non è amore vero, ma è un amore legato alla nostra fantasia. Lo so che affermando ciò metto in discussione quella che è la base di questa raccolta, cioè il mio amore per Cristina, ma oggi posso dire che quello non era un sentimento legato alla realtà di questa ragazza (anche se al tempo ero cosciente che lo fosse), ma era legato a come lei era nella mia fantasia, cioè io non "amavo" Cristina per come era realmente, ma per come avrei voluto che fosse stata, in poche parole io amavo il mio modello di ragazza ideale. Il provare amore per una cosa ideale porta a una delusione certa: quando verremo a conoscere le vere "caratteristiche" della persona che crediamo di amare le confronteremo con quelle idealizzate, rimanendo noi stessi delusi, poiché esse non potranno mai essere uguali a quelle che avevamo nella nostra fantasia. E' questo il motivo per cui critico l'amore "cieco" (cieco perché si prova per una persona che non si conosce), proprio perché sarà sicuramente deludente, mentre l'amore provato per una persona che si conosce, essendo fondato su un qualcosa di concreto, non potrà avere effetti deludenti: se li avrà è soltanto perché sarà cambiato col passare del tempo (in peggio naturalmente).
La quarta cosa che ho imparato è che non bisogna essere troppo timidi, perché fa soffrire moltissimo: la timidezza distrugge il coraggio che ognuno di noi ha dentro, ostacolando il naturale contatto che ci dovrebbe essere fra tutti gli individui. Anche se detto a parole può sembrare facile, non è in realtà semplice "stimidarsi", perché per fare ciò bisogna in primo luogo rivalutare la propria persona per essere pienamente convinti dei propri mezzi disponibili: ciò vuol dire che la maggior parte dei timidi sono tali perché si sentono inferiori agli altri, temendo il confronto con questi ultimi. Anche io prima ero molto timido perché avevo paura di non essere accettato, ma col passare del tempo ho capito che non serve a nulla scappare, perché soltanto affrontando le paure che abbiamo dentro riusciremo a vincerle: io ci sono riuscito e penso che con un pò di impegno tutti potrebbero farlo. Se io non fossi stato timido con Cristina probabilmente non avrei sofferto in quel modo, perché sarei certamente andato a conoscerla di persona, in poche parole mi sarei reso conto da solo che forse le mie sofferenze le potevo risparmiare per una ragazza più meritevole.
Con questa mia ultima affermazione sono giunto al termine della mia riflessione sulla storia con Cristina e spero soltanto di non avervi annoiato con tutti i miei discorsi, bensì aiutato a riflettere su questo sentimento eterno che è l'amore.
Grazie della vostra cortese attenzione.

Gianluca Rasile


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