FRAMMENTI DI VITA - Il sito letterario di Gianluca Rasile
RICONOSCIMENTI
CURRICULUM
FOTOGRAFIE
SCRIPT MIRC
COMUNICAZIONI
Cristina / Giulio e Anita / Frammenti di vita / Sensazioni / Bricolage / Nulla d'importante

.: LE OPERE LETTERARIE DI GIANLUCA RASILE :.

Giulio e Anita - Storie di tutti i giorni (1994-1999)

Eccoci arrivati al secondo appuntamento con le mie storie d'amore, che mi auguro possano sempre essere all'altezza delle aspettative, riuscendo, quindi, a soddisfare pienamente la vostra insaziabile voglia di leggere e di scoprire tutto ciò che riguarda questo stupendo e ineguagliabile sentimento.
Chi fra voi ha letto la raccolta di poesie che scrissi tempo fa su Cristina, quale "Cristina. Un amore irraggiungibile.", ricorderà bene lo svolgimento delle varie "avventure" quotidiane vissute con quella stupenda ragazza, che purtroppo non ricambiò il sentimento che provavo per lei: quella raccolta di poesie, nonostante sia stata un'opera immatura sotto alcuni punti di vista, è stata anche la prova che io ero in grado di scrivere, cioè che potevo riprodurre su carta i miei sentimenti e le mie sensazioni senza essere obbligato a rispettare i tradizionali schemi letterari.
Secondo me, per scrivere non bisogna soltanto avere dimestichezza con la penna, ma anche possedere quel sentimento, quel "feeling" che lega la mano al cuore: quando io scrivo non lo faccio per buttare giù due righe, ma per dare sfogo alle mie emozioni, ai miei sentimenti, dando luogo a qualcosa che altro non è che pura armonia fra mano, cuore e cervello. Quindi io scrivo col cuore, con il sentimento più profondo, scrivo ciò che mi viene "dettato" dalla parte più intima che abbiamo: si potrebbe affermare che mi viene quasi spontaneo creare qualcosa in prosa e non solo. E' questo mio modo espressivo che mi ha spinto a scrivere la raccolta di poesie su Cristina e che oggi continua a farlo con il mio nuovo lavoro "Giulio e Anita. Storie di tutti i giorni.".
Ma cosa si nasconde in realtà dietro a questo titolo semplice? La solita storia incentrata sul binomio amore e sesso, oppure le consuete disavventure zeppe di tradimenti e vendette? E' sicuramente qualcosa di più elevato rispetto a tutto ciò, poiché dietro a questo titolo semplice si celano due personaggi semplici spinti da un amore sincero e profondo fatto anch'esso di cose semplici: oggi l'amore è un sentimento molto complesso che a volte è sentito soltanto come un bisogno materiale, il quale ha il fine di "dissetare" il sempre più grande egoismo che è dentro di noi. La causa è sicuramente da attribuire al progresso e alla sua complicata espansione, che stanno trasformando l'uomo in una "monotona" macchina: il lavoro, i soldi, la sfrenata sete di potere, sono tutte cose che, oltre a manipolare la vita di ognuno di noi, distruggono i più elementari principi esistenziali dell'uomo, inaridendo il cuore di quest'ultimo.
E' questo sempre più raro amore spirituale, fatto di rispetto e disponibilità, che caratterizza questa storia e la distingue dalle altre: Giulio e Anita, e, chiaramente, tutti gli altri personaggi della vicenda, hanno il compito di farci riscoprire le cose più semplici, ma anche più vive e profonde della vita, quest'ultima oggi macchiata dalla violenza e dall'egoismo più assoluto.
Questo libro, quindi, è rivolto a tutte quelle persone che, come me, accusano la mancanza nel mondo odierno di questo sempre più raro amore semplice e spontaneo, dove il sesso non è visto come un bisogno materiale, bensì come l'atto che sigilla in eterno il sentimento fra due individui.
Nei vari capitoli, inoltre, troverete alcune poesie in rima alternata (schema ABAB) che ho volutamente inserito per arricchire il contenuto di questa mia opera.
Non mi rimane altro che augurarmi che tutto ciò sia di vostro piacimento, sperando che non sia solamente un mucchio di fogli da prendere e gettare nel cestino.
Distinti saluti.

Gianluca Rasile


CAPITOLO I "IN PRINCIPIO"

La vicenda che mi appresto a raccontarvi schiuse le sue gracili porte in un paesino di montagna situato a circa quattrocento metri d'altitudine sopra il livello del nostro bene amato, anche se ormai inquinato, mare.
Sin dalle sue remote origini, passando per numerose generazioni, quel paese veniva a portar sulle proprie spalle il nome di San Martirio, forse datogli a causa delle frequenti dimostrazioni per testimoniare la fede cristiana che furono evento di rilievo nell'epoca in cui nacque il paese in questione.
Nell'anno 1984, vale a dire quando ebbe inizio la storia d'amore tra Giulio e Anita, la popolazione di quel tranquillo paesino non osava superar di molto le duemila unità, le quali, a causa della scadente e inadeguata organizzazione del medesimo, erano costrette a cercar cibo e lavoro in una cittadina di provincia di nome Torrione, distante una decina di chilometri da San Martirio.
La nota dolente del paese era sicuramente rappresentata dalla forte curiosità che ogni suo abitante portava nelle proprie orecchie, che, molto spesso, si riversava in una fitta rete di pettegolezzi alla quale ogni singolo individuo del posto si riallacciava per dimostrare la sua abile destrezza nell'interessarsi dei fatti altrui. Quel triste fattore, caratteristico dei piccoli paesi poiché è l'unica cosa che può far notizia, fu la causa di molti spiacevoli episodi accaduti a San Martirio, alcuni dei quali colmi d'incomprensione e di dolore, che spesso lasciarono il segno.
E' stato proprio lì, in quell'infinitesima parte di mondo sperduta fra i monti, che i due personaggi chiave della vicenda, quali Giulio e Anita, coltivarono il loro giovane amore e alimentarono le loro speranze, cavalcando, spinti da un sentimento sincero e profondo, le burrascose onde del loro destino.
Giulio era un ragazzo tranquillo, forse un pò testardo, ma di sicuro un elemento da prendere com'esempio per il suo comportamento equilibrato fra umorismo e sensibilità, insomma un vero e proprio gentiluomo. Di nobili origini, Giulio non era nativo di San Martirio, ma aveva da circa due anni preso dimora in quel paese a causa dei frequenti spostamenti per motivi di lavoro da parte di suo padre. Anche se non ancora adattatosi del tutto al posto, egli già conosceva gran parte della gente locale e questa conosceva lui, essendosi dimostrato sin dal principio un ragazzo educato e preparato a vivere civilmente tra le persone anch'esse civili (almeno si spera che queste ultime lo siano state per davvero).
Giulio in quel periodo della sua vita, pur avendo l'età di diciannove anni, frequentava il penultimo anno della scuola superiore per divenire ragioniere che si trovava a Torrione e, a causa di ciò, ogni mattina prendeva l'autobus in compagnia di tutti gli altri giovani studenti di San Martirio, che, come lui, andavano a studiare in quella vicina cittadina. Fra quelli, oltre ad Anita, prendeva posto anche il suo migliore amico Sesto, un ragazzo diligente e ben educato, che non lo avrebbe mai tradito: forse era proprio quella semplicità e purezza d'animo che teneva uniti i due ragazzi, i quali non avrebbero mai potuto abbandonarsi, neanche nei momenti più difficili.
E' stato proprio grazie a quell'amicizia che Giulio poté incontrare la ragazza che risiedeva nei suoi sogni, Anita, essendo stata quest'ultima amica di Sesto sin dalle scuole elementari.
Quella dolce e vellutata fanciulla dai capelli lunghi castani e gli occhi gentili veniva a posar dimora non molto lontano dalla casa di Giulio, eppure i due, nonostante ciò, non ebbero mai il tenero piacere di dar inizio ad una conoscenza approfondita, ma, pur sfiorandosi con lo sguardo, rimasero estranei l'uno all'altra.
Anita, al tempo, era una ragazza di quattordici anni che frequentava il primo anno della scuola superiore per segretaria d'azienda. Forse non era il massimo della bellezza, ma sicuramente una figura dolce e sensibile, capace di attirare a sé una moltitudine di ragazzi, abbagliandoli con quella sua semplicità carica di sincerità.
Quello per loro non era un periodo molto roseo, poiché entrambi erano appena usciti da due storie amorose tutt'altro che positive: Giulio aveva il morale in frantumi, forse perché il suo folle amore non era ancora riuscito a trovar rifugio in una ragazza che meritasse i suoi sentimenti, un amore che ne uscì deluso anche dalla sua ultima storia con una certa Pina, mentre Anita era rimasta sconvolta dal comportamento alquanto anomalo di un tizio di nome Donato, che dopo averla frequentata e illusa di amarla per quasi sei mesi scomparve improvvisamente senza lasciare traccia di sé.
Non so proprio cos'altro aggiungere al momento su quei due ragazzi, però una cosa era certa, non avrebbero mai immaginato che tra loro sarebbe potuto nascere l'amore: il destino è come il Natale, riserva sempre molte sorprese.


CAPITOLO II "IL COMPLEANNO DI SESTO"

Era un sabato sera,
alla festa di Sesto,
quando lei sincera
emergeva dal resto:
la sua vitrea sincerità
era la sua dote migliore,
non lo dico con falsità
per oscurar il dolore;
ormai Pina è scomparsa
fra dubbi e incertezze,
non poteva durar la farsa
senza baci e carezze.
Avevo sbagliato in partenza,
non sono stato attento,
era tutta apparenza
e dopo...il pentimento.
Ma ora voglio ricominciare
tralasciando il passato,
vorrei anch'io amare
senza uscirne emarginato.
Anita è assai diversa,
è più dolce e più carina,
non vorrei mai dir l'ho persa
com'è già accaduto con Pina.
Ora non ci voglio pensare,
il destino farà il suo gioco,
chissà, forse la potrò amare,
oppure morirò poco a poco...

Fu con questi versi che Giulio volle ricordare quel famoso sabato sera del 13 ottobre, durante il quale si svolse la festa di compleanno, la sedicesima per l'appunto, del suo caro amico Sesto.
Il pomeriggio dello stesso dì Giulio e Anita non ebbero occasione d'incontrarsi, forse perché entrambi erano occupati a ricercare nei propri gusti e nella propria fantasia il probabile regalo da poter presentare la sera medesima al festeggiato in questione. Soltanto nel tardo pomeriggio, quando ormai tutto era deciso, i due s'incontrarono insieme agli altri invitati dinanzi alla taverna nella quale si doveva svolgere la cena in onore a Sesto: mancava soltanto il festeggiato e nei volti dei presenti si poteva scorgere un leggero senso d'impazienza, forse causato dalla sfrenata voglia di trascorrere una serata diversa dalle altre, scansando per un istante ognuno i propri problemi.
"Ma quando arriva Sesto?" domandò impaziente Lucio all'amico Giulio, il quale, soprappensiero, non udì le sue parole. "Giulio, mi stai ascoltando?" aggiunse.
"Scusami, non ti seguivo. Che cosa stavi dicendo?"
"Niente d'importante, continua pure a dormire." rispose ironicamente Lucio, notando che Giulio in quel momento non era molto propenso al dialogo.
In realtà, mentre nell'aria vagava un forte clima di spensieratezza, Giulio era trasportato dai propri pensieri, i quali nel suo cuore trascrivevano una sentita rassegnazione amorosa: pensava che nessuno lo avrebbe capito e aiutato a superare quel momento per lui difficile, quindi soffriva moltissimo.
"Eccolo finalmente!" esclamò Lucio.
"E' lui!" rilevò Giulio, poi aggiunse: "Era ora, non ci vedo più dalla fame!"
"Ma quando ti pare dormi?" reclamò Lucio con il sorriso sulle labbra.
"E chi ti ha detto che stavo dormendo?" ribadì scherzosamente Giulio dandogli uno schiaffetto sul collo.
"E allora cosa stavi facendo? Pensavi forse alla tua cara Pina?"
Giulio si rattristò nel sentir nominare la ragazza che tanto lo aveva fatto soffrire in passato, perché questa era stata la principale causa della sua sfiducia nei confronti dell'amore: egli era stato molto innamorato di Pina, tanto che dopo il rifiuto di quest'ultima si rinchiuse in un profondo pessimismo che lo costrinse ad evitare ogni tipo di situazione compromettente per i suoi già troppo feriti sentimenti.
"Scusami, forse non avrei dovuto farti quella stupida domanda." si scusò Lucio dopo aver visto la triste reazione dell'amico.
Giulio dopo essersi risollevato moralmente gli rispose: "Non ti preoccupare, ormai è soltanto un brutto ricordo e niente più. Pina non merita che io soffra ancora per lei."
"Hai ragione, non lo merita. E' stata molto scorretta nei tuoi confronti."
"Ora finiamola con questa storia e andiamo a raggiungere Sesto." (il quale nel frattempo si era fermato a parlare con gli altri invitati)
"Va bene, andiamo." concluse Lucio abbracciandolo amichevolmente.
Così, dopo un'attesa impaziente, tutti gli invitati poterono entrare nel locale, accomodandosi nei posti più o meno vantaggiosi per la loro situazione amichevole, lasciando a Giulio quello accanto al muro, come se egli fosse stato uno che non facesse parte del gruppo. In effetti, la stragrande maggioranza dei presenti aveva un'età compresa fra i quattordici e i sedici anni, quindi il mettere da parte il più grande era per loro un gesto istintivo, perché pensavano di avere degli argomenti diversi da spartire con lui.
Sesto, però, accortosi della non giustificata esclusione dell'amico, lo invitò a sedersi al suo fianco, in modo da renderlo meglio partecipe al festeggiamento.
"Giulio, cosa fai lì giù? Vieni a sederti accanto a me."
"Sto bene anche qui, non preoccuparti."
"Dai che ti presento un pò di amici che non conosci." lo invitò nuovamente.
Giulio si alzò dalla sedia e, nonostante si sentisse osservato dal resto degli invitati, prese posto affianco all'amico, il quale gli presentò uno ad uno coloro che non conosceva. Quando arrivò il turno di Anita, Sesto disse: "Ora voglio presentarti una persona speciale, mi raccomando non sconvolgerla! Giulio questa è Anita."
In quell'istante Giulio rimase fortemente colpito dalla dolcezza emanata dagli occhi di quella ragazza, tanto che per un attimo li fissò incantato, poi sussurrò: "Piacere...Giulio."
"Il piacere è mio...Anita." rispose dolcemente, fissando incuriosita colui che le era di fronte.
Quel magico momento fu interrotto dalla possente voce di Sesto: "Ora che conosci tutti divertiti! Io nel frattempo mi faccio una birretta."
Per Giulio furono attimi di felicità, perché si sentì finalmente considerato e ascoltato, scansando la tristezza che di solito si portava dietro. Nei suoi momenti di silenzio il suo sguardo sfiorava spesso il tenero viso di Anita e quando quest'ultima si girava nella sua direzione lui lo spostava, ricominciando a parlare anche se nessuno lo stava ascoltando. Dal comportamento più che spontaneo di Anita, egli capì che quest'ultima rispecchiava pienamente le qualità della sua ragazza ideale, quel tipo di ragazza che stava inseguendo da molto tempo, ma che fino allora non era mai riuscito a trovare. Nonostante ciò, Giulio non ebbe il coraggio di approfondire il rapporto con Anita, forse perché in lui la paura di essere nuovamente incompreso era troppo forte, quindi decise di non anticipare troppo velocemente i tempi, lasciando il suo cuore in balia del destino.
Anita, da parte sua, continuò a trascorrere la serata spensieratamente, inconsapevole che a qualche metro di distanza da lei c'era una persona molto affascinata dalla sua dolcezza, quella stessa persona che in un futuro quanto mai prossimo avrebbe cambiato il percorso della sua vita.


CAPITOLO III "CAPODANNO A CASA DI ANITA"

Venne Natale e il bianco candor della neve posava la sua soffice immagine sui tetti ormai colmi delle case di San Martirio, facendo somigliare quest'ultimo ad un intreccio di gomitoli di cotone, dai quali si alzava il leggero fumo dei camini ardenti e focosi.
Quel famoso sabato sera del 13 ottobre, durante il quale si svolse il compleanno di Sesto, era ormai un lontano ricordo e i presenti a quella festa non ebbero più occasione di riunirsi. E cosa accadde ai nostri due ragazzi? Purtroppo si persero di vista.
Nel corso dei giorni che seguirono la festa i due non si frequentarono più, forse perché tra loro ancora non si era instaurata quella confidenza che di solito lega due persone amiche, e, di conseguenza, il loro rapporto venne a sgretolarsi sempre più con il passare del tempo: Giulio vide sfumare nel nulla la sua esile speranza nei confronti di quella ragazza e si rinchiuse nuovamente nel suo profondo pessimismo, mentre Anita si dimenticò di lui.
Era il pomeriggio della vigilia di Natale quando Sesto, non vedendo per il paese Giulio, s'incamminò verso la casa di quest'ultimo per informarlo delle sue intenzioni riguardo al veglione di fine anno. Entrando nella stanza dell'amico, Sesto lo trovò abbandonato sul letto, come se la sua voglia di vivere fosse svanita nel nulla.
"Giulio!" lo chiamò con stupore. "Ti senti bene?"
Alzando a mala pena la testa, gli rispose: "Ciao Sesto, come mai da queste parti?"
"Sono venuto a farti gli auguri per domani."
"Cosa? E tu saresti venuto fin qui per farmi gli auguri di Natale? Mi stai prendendo in giro?"
"Perché ci riesco bene?"
"Per niente. Cosa c'è sotto?"
"Ti volevo soltanto chiedere se avevi qualche idea su come passare l'ultimo dell'anno."
"Nessun'idea al momento. Tu cosa hai da proporre?"
"Ti andrebbe di venire a casa di Anita? Te la ricordi? E' quella ragazza che ti ho presentato al mio compleanno."
Giulio si alzò dal letto e gli domandò interessato: "Non è una balla, vero?"
"Ma quale balla!" rispose Sesto. "Anita per l'ultimo dell'anno darà una festa proprio a casa sua. Allora vieni?"
"Non lo so."
"E perché? Hai paura di annoiarti?"
"Non è questo." rispose Giulio.
"Allora qual'è il motivo?" domandò sorpreso l'amico.
"Nessun motivo."
"Fai come vuoi, però se ci ripensi fammelo sapere al più presto. Ora devo andare. Tu non esci?"
"Scusami, ma sono un pò stanco. Ci vediamo domani mattina in piazza. A proposito, a che ora?"
"Alle dieci ti va bene?"
"Perfetto, allora ci vediamo domani alle dieci in piazza."
"A domani." concluse Sesto avviandosi verso l'uscita.
La reazione di Giulio a quell'invito non fu delle più esaltanti, poiché egli in quella ragazza intravedeva già l'oscura immagine di una più che certa delusione, che nella sua già precaria situazione lo avrebbe di sicuro portato al totale isolamento dei suoi sentimenti. Sesto, da parte sua, non fece niente per convincere l'amico, perché sapeva che se avesse insistito non avrebbe risolto nulla, quindi se n'andò lasciandolo in compagnia della sua triste indecisione.
Dopo cena Giulio oscurò completamente la sua stanza e si sdraiò sul letto a riflettere. Era molto indeciso se accettare o no l'invito ricevuto nel pomeriggio dall'amico, tanto indeciso che dopo pochi minuti, senza accorgersene, i suoi occhi si chiusero per lasciar spazio ad un sonno profondo.
La mattina seguente un raggio di sole sfuggito dalle strette fessure della persiana sfiorò il volto di Giulio, il quale, aprendo gli occhi, si trovò di fronte l'orario indicato dalla sveglia che aveva sul comodino: mancavano cinque minuti alle undici.
Dopo essersi preparato frettolosamente uscì da casa alla disperata ricerca del suo amico Sesto, al quale voleva dare la notizia della sua partecipazione al veglione di fine anno a casa di Anita: nemmeno lui sapeva perché aveva deciso di accettare quell'invito, era felice e gli andava bene così. Mentre cercava affannosamente l'amico tra la folla che di solito gremiva la piazza nelle occasioni speciali, una mano si posò sulle sue ormai stanche spalle, seguita dalla possente e rigorosa voce di Sesto: "Mi stavi cercando?"
Giulio si girò di colpo e rispose all'amico: "Certo che ti stavo cercando!"
"Ma l'appuntamento non era alle dieci?"
"Hai ragione. Purtroppo mi sono svegliato tardi."
"Come sempre. Come mai sei tutto sudato? Hai fatto un brutto sogno?"
"Ma quale brutto sogno! Per cercarti mi sono messo a correre da una parte all'altra del paese!"
"E che cosa dovrai mai dirmi di così importante? Vuoi venire alla festa a casa di Anita?"
"Sì...ma cosa ti ha fatto pensare che volevo dirti questo?" gli domandò incuriosito Giulio.
"Ero sicuro che prima o poi avresti accettato."
"Perché eri sicuro? Potevo anche decidere di passare l'ultimo dell'anno con i miei."
"Perché la sera del mio compleanno non riuscivi a togliere il tuo sguardo da lei. Pensavi che non me n'accorgessi?"
"No...però...non pensavo che...ma lei se n'è accorta?" ribadì sorpreso.
"Non credo."
"Lo sai mantenere un segreto?"
"Ho già capito, non lo dirò a nessuno."
"Ti ringrazio, sei un amico."
"Ma non lo devo dire neanche ad Anita?"
"Mi sbaglio o mi hai appena promesso di non dirlo a nessuno?"
"Sai, pensavo che forse lei..."
"Lei cosa?"
"Forse lei potrebbe essere interessata a te!"
"Come fai a saperlo?"
"E' stata lei a invitarti."
"Cosa? Non posso crederci. Si ricorda di me?"
"Stavo solo scherzando!"
"Ma bravo, adesso mi prendi anche in giro! Se ti prendo ti faccio vedere io!" concluse Giulio mentre rincorreva l'amico.
"Tanto non mi prendi! Tanto non mi prendi!"
Così, mentre i due giocherellavano felici, si era già fatta l'ora di pranzo e le persone che affollavano la piazza del paese cominciarono ad andare ognuna verso la propria abitazione con la speranza che fosse pronto il loro meritato pasto natalizio.
Nel tardo pomeriggio Sesto si incamminò in direzione della casa di Anita per avvertirla della presenza di Giulio alla festa di fine anno. Appena giunto a destinazione s'accorse che la sua amica era intenta ad osservare lo stupendo tramonto che si mirava dalla sua terrazza e, come se non la volesse distogliere, sussurrò quasi sottovoce: "Anita...ti posso disturbare?"
"Sei tu Sesto?"
"Sono io."
"Sali pure, il cancello è aperto. Da quassù si vede un tramonto delizioso." disse gentilmente.
Arrivato sulla terrazza dove Anita era intenta ad osservare il tramonto, Sesto le chiese: "Lo sai chi ho invitato alla festa di fine anno?"
"Chi hai invitato?"
"Giulio."
"Chi?"
"Quel ragazzo che ti ho presentato la sera del mio compleanno. Ricordi?"
"Ora ricordo. Ma sei sicuro che venga volentieri?"
"Perché non dovrebbe?"
"E' da quando me lo hai presentato che non mi rivolge la parola, forse non gli sono simpatica."
"Ti sbagli. Il fatto è che Giulio è molto timido e di solito non prende mai l'iniziativa."
"Sei sicuro che sia questo il motivo?"
"Se proprio non riesci a toglierti questo dubbio potresti parlargli, magari la sera della festa."
"Lo farò."
"Ora devo scappare, mi aspettano per la cena. Ciao Anita."
"Ciao e grazie per il consiglio."
I giorni volarono via come spinti da un vento tempestoso e finalmente arrivò il dì della tanto attesa festa di fine anno a casa di Anita. Erano quasi le otto di sera quando Giulio sentì suonare il campanello e accorse precipitosamente alla porta d'ingresso: era arrivato Sesto.
"Sei pronto?" gli domandò appena aprì la porta.
"Sì."
"Allora sbrighiamoci o faremo tardi."
Mentre i due si avviavano felici verso l'abitazione di Anita, per le strade del paese si potevano già udire i primi scoppi dei fuochi d'artificio che annunciavano il tanto atteso anno nuovo, i quali erano accompagnati da una maestosa luce che abbagliava i tetti colmi di neve delle case di San Martirio. Arrivati a destinazione entrarono nell'ampio cortile della casa di Anita e suonarono il campanello dell'atrio principale. Appena si aprì la porta ai due amici apparve una ragazza con una strana maschera sul volto, che, dopo averli identificati, disse loro: "Ciao! Non mi avete riconosciuto? Sono Anita."
"Ma come ti sei conciata?" le domandò incuriosito Sesto.
"Perché sto tanto male? Ora me la tolgo." rispose l'amica mentre si sfilava quella buffa maschera, poi aggiunse: "Cosa fate ancora lì? Entrate e accomodatevi che io poi vi raggiungo."
Così, mentre i botti dei petardi divenivano sempre più minacciosi, Giulio e l'amico entrarono nella casa di Anita, rimanendo entrambi meravigliati dagli appariscenti addobbi posti su tutte le pareti di quest'ultima: da ogni sporgenza pendevano fasci di filamenti dorati intrecciati fra loro, mentre in ogni angolo trovavano posto delle composizioni di fiori stupendi che mostravano allegramente i loro variegati colori; al centro del salone c'era un lunghissimo tavolo allestito in modo molto fantasioso, sul quale non poteva mancare la tradizionale tovaglia rossa con i richiami al Natale.
Intorno al tavolo già avevano preso posto la maggior parte degli invitati, mentre i due amici rimasero in piedi a osservare i coloratissimi quadri che erano appesi sulle pareti del salone dove si doveva svolgere la festa.
"Cosa fate ancora in piedi? Mettetevi seduti che a breve sarà pronta la cena." disse loro Anita prendendoli di sorpresa alle spalle.
"Dove ci sediamo Giulio ed io?" domandò Sesto all'amica.
"Accanto a me, siete gli ospiti d'onore." rispose sorridente.
Giulio sentendo quelle parole rimase molto sorpreso, perché non si aspettava di certo una così ospitale accoglienza da una persona quasi estranea. Si avvicinò al tavolo sedendosi accanto a Sesto, mentre quest'ultimo prese posto affianco ad Anita.
"Ti spiace se mi metto io accanto a Giulio?" chiese gentilmente Anita a Sesto.
"No, scambiamoci pure di posto."
Così, mentre Giulio non si accorse di nulla, perché girato di spalle a parlare con un altro invitato, i due si scambiarono di posto. Quando Giulio si voltò e vide che Anita era seduta al suo fianco le domandò timidamente: "Ho forse sbagliato posto?"
"No, resta pure qui. Mi sono seduta accanto a te per conoscerti meglio. Se ti dispiace vado a sedermi da un'altra parte." rispose Anita con la sua tenera voce.
"No...sono felice...cioè...resta pure. Sono contento di stare accanto a te."
"Anch'io lo sono."
"Ti posso fare una domanda?" le chiese Giulio sempre più stupito.
"Certamente."
"Perché sei così gentile con me? Eppure noi ci conosciamo poco."
Anita arrossendo gli rispose: "E' proprio questo il motivo. Stasera avremo la possibilità di conoscerci meglio. Che ne dici?"
"Per me va bene."
Così i due ebbero finalmente l'occasione per conoscersi un pò più a fondo, discutendo apertamente ognuno dei propri pensieri: anche dopo cena, quando la festa proseguì il suo cammino con dei balli sfrenati, Giulio e Anita continuarono a parlare liberamente, come se tra loro si fosse già instaurata una vera e duratura amicizia.
"Sei fidanzata?" le chiese Giulio in un momento in cui parlavano di argomenti molto personali.
"No, però qualche mese fa ho avuto una storia poco piacevole." rispose tristemente Anita.
"Scusa, forse non dovevo farti questa domanda."
"Non ti preoccupare, ormai il peggio è passato."
"Cosa ti è accaduto?" continuò lui.
"Mi vedevo con un ragazzo, Donato, ma poi senza preavviso è sparito nel nulla."
"Gli volevi molto bene?"
"Sì. Credevo che fosse un ragazzo serio, ma come vedi mi ero sbagliata. E tu sei fidanzato?"
"No, ma anch'io ho avuto una brutta storia. Ero innamorato di una ragazza, ma lei non ne voleva proprio sapere di me."
"Mi spiace."
"Non dispiacerti. Tanto ormai anche per me è tutto passato. Vieni a ballare?"
"Volentieri, non pensiamo alle cose tristi questa sera. Divertiamoci!"
"Andiamo allora!" concluse Giulio prendendola per la mano.
I due si lanciarono nella mischia e cominciarono a ballare spensieratamente, forse perché entrambi volevano sotterrare definitivamente le loro passate e fallimentari storie amorose.
Mancavano dieci minuti alla mezzanotte quando Giulio e Anita smisero di ballare mettendosi seduti sul divano.
"Come pensi che sarà il tuo 1985?" le domandò Giulio ormai reso stanco da quegli interminabili balli.
"Spero che sia un anno stupendo! E tu come vorresti che fosse?" ribadì Anita.
"Indimenticabile."
Mentre i due parlavano in perfetta tranquillità del nuovo anno e dei loro progetti futuri, due occhi, coperti dal velo profondo dell'oscurità, seguivano lo svolgimento della festa, controllando che tutto andasse per il verso giusto.
"Vi posso disturbare?" interruppe la possente voce di Sesto.
"Certo che puoi. Cosa c'è?" gli domandò Anita.
"Lo sapete che ore sono? Mancano cinque minuti all'anno nuovo! Venite a brindare con noi in terrazza!"
Così arrivò la tanto attesa mezzanotte e tutti gli invitati brindarono al nuovo anno sull'enorme terrazza della casa di Anita, mentre nel cielo si potevano ammirare migliaia di fuochi d'artificio che mostravano apertamente la loro bellezza luminosa.
I giorni che seguirono videro Giulio e Anita felicemente insieme come amici intimi: Anita non avrebbe mai immaginato che Giulio si stava innamorando di lei, anche perché quest'ultimo non diede mai l'impressione di volere qualcosa in più di un'amicizia profonda e sincera, della quale lei si poteva ciecamente fidare.


CAPITOLO IV "UNA DECISIONE IMPORTANTE"

Era passato poco più di un mese dalla festa di fine anno quando Sesto, appena rientrato in casa dopo una pesante mattinata scolastica, udì squillare il telefono e andò a rispondere.
"Pronto?"
"Sono io."
"Giulio? Ma ci siamo salutati cinque minuti fa!" esclamò sorpreso.
"Hai ragione, ma devo parlarti di una cosa importante."
"E non potevi parlarmene sull'autobus?"
"Sull'autobus non potevo."
"Perché dietro di noi c'era Anita?" gli domandò Sesto.
"Avevo paura che sentisse quello che volevo dirti."
"E cosa devi dirmi?"
"Vorrei esporre ad Anita ciò che provo per lei. Pensi sia una buon'idea?"
"Penso che...a quando i confetti?"
"Dai, non scherzare."
"Io credo di sì." rispose convinto Sesto.
"E se poi rovino tutto? Ultimamente siamo diventati molto amici e non vorrei che pensasse male di me."
"Perché dovrebbe pensare male di te?"
"Non vorrei pensasse che io la stia usando per dimenticare Pina."
"Tu non saresti mai capace di usare una persona per dimenticarne un'altra e questo Anita lo sa molto bene." affermò con decisione Sesto.
"E come fai a saperlo?"
"Per il semplice motivo che siete amici. Pensi che lo sareste diventati se lei non si fidava di te?"
"Ti ringrazio Sesto. Con le tue parole mi hai dato coraggio."
"Non devi ringraziarmi, è la pura verità. Quando pensi di parlarle?"
"Nel pomeriggio. Ci dobbiamo incontrare in piazza alle cinque. Tu esci con noi?"
"Scherzi? Ti sembro il tipo che fa il terzo incomodo? E poi domani ho un compito in classe e devo studiare un sacco."
"Non ti invidio."
"Grazie dell'incoraggiamento! Mi farai sapere com'è andata?"
"Ti telefono appena torno a casa."
"Buona fortuna allora! Ciao Giulio."
"Ciao Sesto. A dopo."
Nel pomeriggio Giulio parcheggiò la sua auto, una Fiat 500 di colore nero, affianco all'artistica fontana posta al centro della piazza, proprio nell'istante in cui il rintocco della campana della chiesa che affacciava sulla piazza stessa annunciava che erano ormai le diciassette in punto. Anita ancora non era arrivata e Giulio non riusciva a nascondere un leggero nervosismo causato dalla difficile situazione che doveva affrontare.
"Ciao! E' tanto che aspetti?" irruppe la voce di Anita mentre Giulio, non accortosi del suo arrivo, sobbalzò per lo spavento. "Ti ho forse impaurito?" continuò la stessa.
"Un pochino, ma non importa." rispose Giulio mentre si riprendeva.
"Scusami."
"Non ti devi scusare, è che stavo soprappensiero e non me l'aspettavo. A proposito, dove andiamo?"
"Ti andrebbe di andare sul monte Gaio? C'è una veduta stupenda." propose lei.
"Perché no. Andiamo!"
Il monte Gaio, alto quasi mille metri, affiancava la collina dove risiedeva il paese ed era forse l'unica vera attrazione turistica di San Martirio, poiché da una sua particolare posizione posta a seicento metri di altezza si poteva ammirare l'affascinante vallata dove scorrevano le torbide acque del fiume Aido. La strada, che non era ancora stata asfaltata, portava direttamente su quel punto, dove era stata opportunamente montata una staccionata di ferro per non fare sporgere troppo i visitatori più curiosi, che sarebbero potuti in tal caso scivolare nel burrone mettendo in serio pericolo la loro vita. La strada, che dal paese al punto citato era lunga poco più di due chilometri, ai lati era seguita da una fitta boscaglia che ricopriva gran parte del monte e che ne delimitava la riserva naturale, dove era severamente vietata qualsiasi forma di caccia.
Appena giunti a destinazione i due scesero dall'auto e s'appoggiarono sulla staccionata, ammirando quel bellissimo paesaggio che riusciva a stupire anche chi lo aveva già visto altre volte.
"A cosa stai pensando?" domandò Anita a Giulio, notando che quest'ultimo era pensieroso.
"Sto pensando che...da qui c'è una veduta stupenda!" sviò lui non trovando il coraggio per iniziare il suo discorso.
"E' vero. Pensa che quando ero piccola mia madre mi portava spesso qui a guardare il tramonto. Diceva che se non avessi fatto la brava bambina mi avrebbe gettato nel burrone."
"All'anima della finezza!" esclamò scherzosamente Giulio.
"Cosa?"
"Niente. Ho detto una fesseria. Continua, ti ascolto."
"Io credevo che dicesse sul serio e così cercavo sempre di comportarmi bene."
"Bella idea." affermò lui.
"Cosa vuoi dire?"
"Voglio dire che se fino ad oggi non l'ha fatto tua madre...lo farò io!" le rispose affiancandosi con aria minacciosa all'amica.
"Vuoi dire che nei tuoi confronti mi sto comportando male?"
"No, però ho voglia di farlo ugualmente!" concluse mentre fingeva di spingere Anita nel burrone.
Giulio era felice, non voleva rovinare lo splendido rapporto che si era instaurato tra lui e Anita, e così decise di rimandare la sua confessione, magari a quando ci fosse stata l'occasione giusta per parlarne.
"Devo dirti una cosa." gli confessò Anita in un attimo di quiete.
"Dimmi."
"Stavo pensando che ormai noi due siamo molto uniti e quindi..."
"Aspetta un attimo." la interruppe Giulio, poi aggiunse: "Anch'io avrei voluto parlartene."
"Hai avuto la mia stessa idea?" gli domandò sorpresa Anita.
"Sì. E sono contentissimo di sapere che tu provi la stessa cosa che provo io."
"Davvero? Allora bisogna iniziare a organizzare tutto!" esplose felicemente lei.
"Organizzare? Non vorrai mica mettere i manifesti per il paese!" ribadì Giulio.
"Perché, non vuoi invitare nessuno?"
"Invitare dove?" le domandò sempre più sorpreso.
"Ancora è da decidere. Tu dove vorresti farlo?"
Dopo quella domanda Giulio si sentì fortemente contrariato, non riusciva a capire se Anita stesse dicendo sul serio o se era tutto un piano per verificare la sua reazione in proposito, così senza sbilanciarsi troppo rispose: "E tu?"
"A me piacerebbe nella taverna vicino alla piazza." affermò Anita, poi, notando che l'amico era rimasto senza parole a osservarla, gli domandò: "Ma ti senti bene? O forse non sei d'accordo sul posto? Comunque dobbiamo deciderci in fretta perché mancano ormai venti giorni al tuo e ventidue al mio. Sai, sono felicissima di festeggiare il nostro compleanno insieme."
"Ah...ora capisco!" esclamò Giulio riacquistando vitalità.
"Cosa hai capito?"
Giulio, per non farle scoprire il vero motivo di quella sua esclamazione, rispose: "Vorresti festeggiarlo in quella taverna...perché...anche Sesto lo ha festeggiato lì! Vero?"
"Indovinato. Ma lo sai che non me lo sarei mai aspettato?"
"Cosa?" le domandò timoroso per paura che Anita avesse capito il suo equivoco.
"Che avremmo avuto entrambi la stessa idea!"
"Ma...veramente...era d'obbligo pensare a un compleanno insieme...viste le circostanze." rispose imbarazzato.
Così, mentre tutto si era risolto nel migliore dei modi, il sole stava tramontando, riflettendo la sua incantevole immagine nelle acque del fiume Aido e nei felici occhi dei due ragazzi.
Dopo aver riaccompagnato Anita in piazza, Giulio telefonò subito al suo caro amico per informarlo di ciò che era accaduto.
"Pronto?"
"Ciao Sesto."
"Allora? Gliel'hai detto?" gli domandò incuriosito.
"Non ho potuto."
"E perché?"
"Domani ti racconto tutto con calma. Ora ti posso soltanto dire che non era il momento adatto per tirare fuori certi argomenti."
"Voi due da soli e non era il momento adatto? Ma ti senti bene?"
"Sicuramente meglio di come mi sentivo prima. Ma lo sai che festeggeremo il nostro compleanno insieme?"
"Lo so." rispose Sesto.
"Lo sapevi e non mi hai detto niente?"
"Voleva dirtelo Anita."
"Infatti, me l'ha detto. E io che pensavo volesse dirmi la stessa cosa che volevo dirgli io!"
"Immagino la scena." disse Sesto mentre non riusciva più a trattenersi dal ridere.
"Era troppo felice e non ho voluto rischiare di rovinarle la giornata."
"Hai fatto bene."
"Non potevo fare altro...e poi lo sai cosa ti dico? Se son rose fioriranno!"
"Mi sembra la scelta più giusta. Lascia tutto in mano al destino."
"Ora devo andare a cenare. Ci vediamo domani sull'autobus. Ciao Sesto."
"Ciao Giulio. A domani."


CAPITOLO V "COMPLEANNO INSIEME"

Passarono ben ventuno giorni da quel pomeriggio in montagna, giorni abbastanza pieni per i nostri due ragazzi, impegnati nell'organizzazione del loro frizzante compleanno. In effetti, l'idea di festeggiare insieme un avvenimento così importante li eccitava molto, tanto che passò in secondo piano il fatto che i rispettivi compleanni, in realtà, si sarebbero dovuti svolgere il giorno prima per Giulio e il giorno successivo alla festa per Anita. Ma quale importanza poteva avere il giorno esatto? Erano felici e tutto il resto non contava nulla.
"Mamma perché hai quell'aria triste? Oggi compio quindici anni!" esplose felicemente Anita mentre s'infilava il vestito per la festa.
"Veramente li compi domani."
"E' questo che ti rattrista? Oggi o domani che differenza fa? Non capisco."
"Non c'è niente da capire...e poi non sono triste, ho soltanto un forte mal di testa."
"Ora capisco. Il peso dell'età si fa sentire, non è vero?"
"Ma cosa dici? Su sbrigati o farai tardi all'appuntamento." concluse la madre uscendo dalla stanza.
Mentre Anita era intenta a perfezionare la sua già perfetta immagine di festeggiata, Giulio tentava invano di migliorare la sua, dato che Sesto cercava in tutti i modi di distrarlo dal prepararsi.
"La vuoi finire di mettermi la stanza sotto sopra? Fra meno di un'ora dobbiamo essere alla festa!" sbuffò Giulio all'amico, che rovistava nel suo guardaroba per scegliergli l'abito più adatto alla serata. "Tanto ho già scelto questo vestito e tu non riuscirai a farmi cambiare idea." aggiunse irremovibile.
"Ma se sembri una vecchia zitella in cerca di compagnia!" affermò Sesto prendendolo in giro.
"Ma tu ti sei visto?" ribadì Giulio.
"Veramente lo faccio tutte le mattine quando mi alzo dal letto."
"E non provi un senso di vomito facendolo?"
"Perché, dovrei?"
"Sei proprio incorreggibile...e mi farai arrivare tardi all'appuntamento!"
Finalmente, dopo un buon quarto d'ora di "botta e risposta" fra i due, Giulio terminò di prepararsi e insieme all'amico si diresse verso la taverna, non nascondendo una leggera emozione per il glorioso evento.
Arrivati a destinazione Giulio fu circondato dagli invitati che volevano tirargli l'orecchio per il suo ventesimo anno d'età, ma lui si dimostrò più intento a cercare una via di fuga da quei pazzi scalmanati per raggiungere Anita, che comunque ancora non era arrivata.
"Ma dov'è Anita?" domandò Giulio a Lucio, che tentava di distruggergli il lobo sinistro.
"Ancora non si è vista."
"Ecco Anita!" si sentì urlare tra gli invitati. "Guardate quant'è bella!" aggiunse un altro.
In quell'attimo Giulio per cercare di salutarla si voltò, ma appena lo fece riuscì soltanto a dire: "Ca...spita."
"Ciao Giulio. Ti piace il mio vestito? Me lo sono fatto fare proprio per quest'occasione."
"E'...molto bello...come te del resto." rispose Giulio ancora sbalordito dalla lucente bellezza di Anita, che indossava un vestito attillato molto sgargiante pieno di sfiziosi pallini luccicanti.
"Grazie. Dici seriamente?"
"E' la pura verità." rispose convinto lui.
"Ora entriamo prima che tu mi faccia arrossire." concluse Anita abbassando timidamente lo sguardo a terra.
Così tutti entrarono nella taverna e si accomodarono nei posti opportunamente preassegnati per evitare esclusioni strategiche. L'enorme salone che ospitava il festeggiamento era tappezzato di striscioni e cartelli pieni di auguri ai due festeggiati, dove non potevano mancare i soliti riferimenti maliziosi, ai quali Giulio e Anita non diedero per nulla peso. In mezzo alla sala prendeva posto un lunghissimo tavolo colmo di bevande, pasticcini e crostate multigusto, che ospitava la coloratissima scatola di cartone contenente i regali per i due festeggiati.
"Scartala tu." chiese Anita a Giulio.
"No, fallo tu!" rispose quest'ultimo.
"La scarto io?" s'intromise Sesto.
La festa proseguì tranquillamente e, dopo l'assalto allo sfizioso rinfresco, tutti cominciarono a gustare la deliziosa cena servita dagli elegantissimi camerieri del locale, per poi passare al magico momento dello spegnimento delle candeline, quando fu oscurata la sala ed arrivò l'attesissima torta.
"Ma quante ce ne sono?" sottolineò Giulio facendo l'occhiolino a Sesto, che gli sedeva accanto.
"Trentacinque." rispose Lucio, che era seduto subito dopo Sesto.
"Trentacinque? Io non sono così vecchia!" precisò scherzosamente Anita.
La torta era veramente bella, stracolma di panna montata e con ai bordi dei simpatici cioccolatini di varie forme. Sopra c'erano trentacinque candeline, delle quali quindici di colore rosa e venti di colore azzurro, a rappresentanza di Anita le prime e di Giulio le seconde, mentre in basso risaltava la scritta "Felici auguri di buon compleanno a Giulio e Anita".
"E ora come faccio a spegnere quelle azzurre? Sono tutte mischiate!"
"Facile. Le spegnerete tutti e due insieme, senza far caso al loro colore...modestamente è stata una mia idea." gli rispose Lucio.
"Ottima idea Lucio. Hai superato te stesso."
I due festeggiati si guardarono prima negli occhi e poi soffiarono più volte su quelle indifese candeline, che, abbandonando irreparabilmente le loro esili fiamme, oscurarono completamente il salone.
"Perché dopo aver mangiato la torta non andiamo fuori a fare qualche foto?" propose Sesto.
"E' un'ottima idea." gli rispose Giulio, poi chiese ad Anita: "Cosa ne dici?"
"Sì! Andiamo!"
Lasciata la taverna tutti si diressero verso la piazza del paese, dove cominciò la rotazione per scattarsi le foto insieme ai due festeggiati.
"E ora perché non ve ne fate una da soli?" propose uno degli invitati.
"Perché no. In fondo è la nostra festa e non abbiamo una fotografia da soli." puntualizzò Anita.
"Hai ragione." le rispose Giulio.
"Perché non vi abbracciate?"
"Ora non vi pare di esagerare un pochino?" ribadì Giulio.
"Per me va bene." disse Anita. "Dai stringimi forte." sussurrò subito dopo la stessa.
Fu allora che i due si abbandonarono in un dolcissimo abbraccio, talmente dolce che sembrava stessero da tempo aspettando quel magico momento. Quando Sesto scattò la fotografia i due furono costretti a rompere quell'incantesimo, ma ormai non c'erano più dubbi: il destino aveva scoperto le sue carte.
Da quell'abbraccio, infatti, ebbe vita una nuova forza, quella stupenda e ineguagliabile energia che, essendosi instaurata saldamente nei loro cuori, li avrebbe di giorno in giorno guidati verso l'estrema felicità: l'amore.
Nel frattempo la madre di Anita attendeva il ritorno della figlia davanti al locale, mostrando un leggero senso di preoccupazione. Quando il gruppo tornò alla taverna la signora domandò subito a sua figlia come era andata la serata, e mentre Anita le raccontava felicemente i momenti salienti della festa, questa lanciò uno sguardo fulminante nei confronti di Giulio, che intento a salutare e a ringraziare gli invitati non si accorse di nulla.
"Hai visto come ti ha guardato la madre di Anita?" gli fece notare Sesto.
"No. Come mi ha guardato?"
"Aveva un'aria molto strana. Sembrava ce l'avesse con te."
"Ti sarai sicuramente sbagliato. Sono stato sempre molto educato nei suoi confronti."
"Ma sì. Hai ragione tu. Ci vediamo domani sull'autobus?"
"Come al solito."
"Allora a domani. Buonanotte."
"Buonanotte." concluse Giulio avviandosi verso casa.


CAPITOLO VI "L'OSTILITA' DELLA SORTE"

La mattina seguente Giulio si alzò frastornato ma felice, perché l'emozione provata durante quell'abbraccio aveva spazzato via tutti i dubbi e le incertezze che lo avevano sempre accompagnato in ogni suo gesto: per la prima volta nella sua vita egli era sicuro di sé, sapeva che la storia che stava vivendo con Anita sarebbe stata duratura e profonda, e che lo avrebbe per sempre immerso in quella felicità mai provata prima.
Anita, invece, non se la sentì di andare a scuola e rimase tutta la mattina a letto, tranquilla, beata nel soffice tepore delle coperte che l'avvolgevano dolcemente, così come il suo sempre più crescente amore, che le riscaldava fortemente il cuore.
Verso le tre del pomeriggio nella casa di Giulio si udì squillare il telefono e sua madre, che stava aspettando il figlio per pranzo, andò a rispondere preoccupata, dato che solitamente per quell'ora era già rientrato da scuola.
"Pronto?"
"Buongiorno signora. Giulio è in casa?"
"Ancora non rientra da scuola. Chi lo desidera?"
"Sono Anita. Sarebbe così gentile da dirgli che ho chiamato?"
"Certamente."
"Grazie tante signora."
"Di niente."
Un attimo dopo si sentì suonare il campanello di casa, che annunciava finalmente il ritorno di Giulio da scuola.
"Come mai così in ritardo?" gli domandò sua madre.
"L'autobus oggi non è stato puntuale."
"Qualche minuto fa ha telefonato Rita."
"Chi?"
"Rita. La ragazzina che ha festeggiato con te il compleanno."
"Anita, mamma. Si chiama Anita. E poi non è una ragazzina." rispose un pò seccato Giulio.
"Hey, ma come siamo permalosi! Non era mia intenzione offenderla."
"Hai ragione mamma. Scusa."
"Mangia prima che ti si raffreddi nuovamente la minestra."
"Un attimo soltanto. Voglio richiamare Anita."
Giulio posò lo zaino sul suo letto e chiuse la porta per non far ascoltare alla madre la conversazione con l'amica.
"Pronto?"
"Sì. Chi parla?" domandò la madre di Anita.
"Buongiorno. Sono Giulio. Potrei parlare con Anita? So che mi ha cercato, ma non ero in casa."
"Mia figlia adesso non c'è. Gli dirò che hai chiamato." rispose freddamente.
Nel frattempo si udì sollevare una seconda cornetta, seguita dalla raffinata voce di Anita: "Pronto? Giulio, sei tu?"
In quell'attimo sua madre, sentendo la voce della figlia, abbassò precipitosamente la cornetta del telefono.
"Sì...sono io." rispose un pò confuso.
"Ciao, come stai? Ti sei ripreso da ieri sera?"
"Beh...non del tutto." le rispose mentre ripensava a quanto era accaduto qualche istante prima.
"Si sente."
"Perché hai chiamato?" le domandò lui.
"Volevo chiederti una cosa."
"Dimmi pure. Ti ascolto."
"Domani avrò un corso pomeridiano e mi chiedevo se ti andrebbe di venirmi a prendere dopo la scuola."
"Verso le cinque?"
"A quell'ora viene a prendermi mia madre. All'ora di pranzo, così andiamo a mangiare qualcosa insieme. Ti va?"
"Sicuro."
"Bene, allora ci vediamo domani all'uscita da scuola."
"C'è soltanto una cosa."
"Ti sei ricordato di avere un altro impegno?" gli domandò preoccupata Anita.
"Auguri. Oggi è il tuo compleanno!"
"Ah, grazie. Ma già me li avevi fatti ieri." si risollevò l'amica.
"Sì, ma rifarteli oggi non fa male a nessuno. Vero?"
"Hai ragione. Grazie ancora. A domani allora?"
"A domani. Ciao Anita."
"Ciao."
Giulio era pensieroso: i sospetti sulla madre di Anita divenivano sempre più consistenti, soprattutto ricollegando il tutto alle parole di Sesto della sera prima. Cosa fare? Andare a fondo e scoprire tutto, oppure lasciar correre? Certo, l'intrusione della madre nella loro storia lo preoccupava non poco, soprattutto perché se questa si fosse messa di mezzo lui non avrebbe potuto fare nulla, dato che era maggiorenne, mentre Anita no. Proprio un bel problema, che accompagnò per tutta la giornata il nostro caro ragazzo, fino a quando, dopo cena, si distese stanco sul letto e i suoi occhi si chiusero lentamente desiderosi di un meritato riposo.
La mattina seguente Giulio si sentì risollevato. Anche in quel caso, così come fu per la decisione di partecipare o no al capodanno a casa di Anita, la notte gli portò consiglio, dato che decise di non dar eccessivo peso a quegli episodi, almeno fino a quando non fosse stato più che convinto della loro effettiva pericolosità. Dopo aver avvisato la madre che non sarebbe ritornato per pranzo uscì da casa prendendo la sua luccicante Fiat 500 nera.
Dopo cinque, interminabili, ore di studio, Giulio si diresse in direzione della scuola di Anita, posta al centro di Torrione, dove lei lo attendeva ansiosamente.
"Ciao. Ti andrebbe di andare alla paninoteca in piazza Dante?" propose Anita appena salì in macchina.
"Certamente. Che mi racconti di bello?"
"Che questa mattina per la contentezza mi sono fatta interrogare volontaria in italiano!"
"E come è andata?"
"Ho preso otto! Sono stata proprio brava!"
"Lo credo. Ma perché ti sei fatta interrogare? Di cosa eri contenta?"
"Veramente lo sono ancora." rispose dolcemente.
"E perché?" ribadì lui non avendo ancora capito.
"Perché hai accettato il mio invito!"
"Sei tutta matta!" esclamò Giulio col sorriso sulle labbra.
Arrivati in piazza Dante, Giulio parcheggiò la sua auto di fronte all'incantevole parco che faceva da sfondo alla piazza principale del paese, nel quale si erigeva imponente la maestosa fontana posta alla sua entrata, che durante l'estate era solita ospitare ai suoi piedi decine di turisti desiderosi di combattere il caldo tuffandosi nelle sue rinfrescanti acque. I due ragazzi entrarono nella paninoteca, a quell'ora non ancora affollata, e ordinarono il loro pasto.
"Sai, domani saranno pronte le foto della festa." disse Giulio all'amica.
"Non vedo l'ora di guardarle!" esclamò felicemente lei.
"Anch'io. Ma dimmi, sei stata bene l'altra sera?"
"Stupendamente. E tu?"
"E' stata una festa indimenticabile." affermò Giulio mentre divorava affamato l'indifeso panino che stringeva fra le mani.
Così, mentre il sole illuminava i loro giovani volti attraverso la finestra che affacciava sul parco, i nostri due cari ragazzi cominciarono a parlare della loro festa di compleanno, senza accennare al gesto che ricordavano entrambi come il più bello di tutta la serata. Nei loro sguardi intensi si poteva vedere scorrere l'amore, ogni loro gesto n'era carico, e chiunque avrebbe capito, vedendoli, che tra loro c'era del tenero, anche se non ancora dichiarato. Quanto avrebbero aspettato ancora per rivelare all'altro il loro già maturo amore? Perché non riuscivano a trovare il coraggio per farlo? Cosa li frenava? La verità è che nessuno dei due aveva fretta, volevano vivere profondamente questo loro rapporto, convinti che prima o poi sarebbe arrivato anche il loro momento, quando i loro cuori si sarebbero finalmente uniti per raggiungere insieme la felicità sperata.
Verso le tre del pomeriggio Giulio la riaccompagnò a scuola e, pienamente soddisfatto per il tempo trascorso accanto alla sua amata, s'avviò in direzione di San Martirio.
Appena rientrato in casa si sdraiò sul suo letto con uno strano mal di testa: aveva trentanove e mezzo di febbre. Febbre d'amore, starete pensando, ma ecco come volle ricordare lui stesso quel momento:

Son qui nel mio letto,
stanco e ammalato,
forse sorretto
dal cuor innamorato.
Penso sempre a lei
e al suo dolce sorriso,
se ci fossi direi
di esser in Paradiso.

L'alta temperatura non gli permise di scrivere altro, costringendolo a un lunghissimo riposo. Alle dieci di sera aprì gli occhi e si trovò di fronte la sagoma del suo caro amico Sesto.
"Ma che mi combini? Proprio quando sei sul più bello ti ammali?"
"Più bello?" ribadì Giulio ancora frastornato.
"Stavi per baciare Anita!"
Giulio si alzò di scatto e gli domandò: "Quando? Non ricordo."
"Eh, la febbre fa dimenticare molte cose."
"Sesto, dimmi cosa ho combinato."
"Anita mi ha detto che la stavi per baciare."
"E l'ho fatto?"
"Macché! Ti sei tirato indietro all'ultimo momento!" gli rispose seriamente Sesto.
"Impossibile. Non ricordo niente del genere...e te lo ha detto lei?"
"Ha anche aggiunto di esserci rimasta molto male." infierì ancora l'amico.
"Eppure non ricordo nulla del genere."
"E lo sai qual'è il bello di tutto questo?"
"Spara. Tanto peggio di così...che figura!"
"Il bello è...che ti ho raccontato un sacco di frottole!" esclamò l'amico scoppiando in una sonora risata.
"E io che mi stavo anche sforzando per ricordare tutto! Sei sempre il solito str..."
"Ehm..." lo interruppe Sesto. "...non si dicono certe cosa agli amici."
"Hai ragione, gli si stacca direttamente la testa dal collo!"
Era tardi, la notte aveva già da tempo avvolto San Martirio nella sua ombra, e Giulio era disteso sul suo letto a scherzare con Sesto, che cercava di aiutarlo in ogni momento, sì, anche prendendolo in giro, perché sapeva che soltanto comportandosi in quel modo avrebbe risollevato il morale dell'amico.
Anita, da parte sua, non era a conoscenza del fatto che Giulio si fosse ammalato, altrimenti sarebbe andata a trovarlo lo stesso pomeriggio, quando, tornata a casa dopo il corso pomeridiano, si abbandonò fino a tarda sera sul suo letto a fantasticare sui momenti felici che avrebbe vissuto accanto al suo nuovo amore.


CAPITOLO VII "UN COMPORTAMENTO STRANO"

Il pomeriggio seguente Anita, informata da Sesto sulle condizioni di Giulio, andò a trovare quest'ultimo portando con sé le foto della festa.
Mancavano dieci minuti alle sedici quando, nel quasi preoccupante silenzio che abbracciava le case del paese, suonò il campanello dell'abitazione di Giulio.
"Chi è?" domandò sua madre.
"Anita." rispose una tenera voce.
La signora aprì all'amica del figlio e l'accompagnò nella sua camera, dove Giulio l'attendeva con aria composta e con i capelli lucidi ben pettinati.
"Ciao Anita."
"Ciao Giulio. Ma che hai fatto ai capelli?" gli domandò incuriosita.
"Nella speranza di una tua visita mi sono dato una sistematina."
"Come stai?"
"L'avrò per qualche giorno..." rispose tristemente Giulio, aggiungendo: "Che cosa hai portato di bello?"
"Ah, quasi dimenticavo! Sono le foto del nostro compleanno."
"Davvero?"
"Sono passata a ritirarle all'uscita da scuola."
"Fantastico!"
Anita si avvicinò all'amico e iniziarono a sfogliare le numerose foto scattate la sera del loro compleanno.
"Guarda questa! Sembri una foca!" sottolineò Giulio prendendola in giro.
"E tu qui sembri una vecchia zitella in cerca di compagnia!" ribadì scherzosamente lei.
Giulio la fissò seriamente, poi disse: "Questo paragone non mi è nuovo..."
"Che cosa vuoi dire?"
"La storia della vecchia zitella in cerca di compagnia. Mi aveva detto la stessa cosa Sesto mentre mi preparavo per la festa. Vi siete messi d'accordo, vero?"
Anita sorridendo gli rispose: "Ma che dici! D'accordo? E per quale motivo?"
"Eppure ci deve essere lo zampino di Sesto…"
"Pensa quello che vuoi…ops!"
"Cosa…" s'interruppe Giulio. "E' la nostra foto…te la ricordi?" aggiunse lo stesso dopo un momento di riflessione.
"E come potrei dimenticare quel momento…" si soffermò lei. Poi aggiunse frettolosamente: "Si è fatto tardi. Devo andare."
"Perché non rimani ancora un pò?"
"Mi spiace, non posso. Verrò a trovarti domani pomeriggio."
"Ci conto."
"A domani." concluse Anita avviandosi verso l'uscita.
Fu allora che Giulio capì quanto poteva essere maturo il loro magnifico rapporto: se si fossero trovati in una situazione differente, magari in completa solitudine sul monte Gaio, lontani da tutto e da tutti, finalmente sarebbe stato il loro momento, il loro magico momento.
La mattina seguente Anita portò sbadatamente a scuola le fotografie e durante l'intervallo la sua compagna di banco, dopo aver casualmente rovistato nel suo zaino, le mostrò al resto della classe.
"Chi è questo?" domandò incuriosita una.
"Ma chi sarà mai?" domandò un'altra.
"E' Giulio." rispose infastidita Anita, aggiungendo: "Ma chi vi ha detto di sbirciare nel mio zaino?"
"Dai, non fare l'acidona! Ma lo sai che è carino?"
"Sì. E poi è dolcissimo." affermò Anita con aria imbambolata.
"Per me sei cotta."
"Siete fidanzati?" domandò una.
"Beh, veramente no." rispose Anita.
"Non avrai paura che si comporti come Donato, vero?" aggiunse un'altra con aria decisamente invidiosa.
Anita si soffermò a riflettere: tutto a un tratto quell'ottimismo che l'avvolgeva teneramente scomparve, lasciando il posto a una leggera scia d'incertezza.
"No. Lui è diverso." le rispose. "Ma ne sono proprio convinta?" pensò nell'istante successivo.
Lei, che fino a quel momento si fidava ciecamente dell'amico, cominciò a domandarsi se il loro rapporto poteva effettivamente sfociare nel bene, o se, come la sua precedente e sfortunata storia, l'avrebbe portata a soffrire nuovamente.
Decise allora di mettere alla prova Giulio. Come? Semplicemente evitandolo, in modo da valutare attentamente la sua reazione: soltanto se fosse stata delle più convincenti avrebbe continuato a frequentarlo, altrimenti si sarebbe trattato soltanto di un grossolano errore, che, sinceramente, non poteva permettersi.
Nel pomeriggio Giulio, nonostante mostrasse un lieve senso di tristezza per l'essersi ammalato in un momento per lui così importante, era emozionato, perché sapeva che in qualsiasi momento sarebbe potuta arrivare Anita. Almeno così credeva, fino a quando l'affievolirsi della luce solare lo spinse a telefonare a Sesto per avere notizie dell'amica.
"Pronto?"
"Ciao Sesto."
"Ciao Giulio, come stai?"
"In ripresa. Tra un paio di giorni dovrei essere fuori."
"Fuori di...galera?" sottolineò Sesto.
"Beh, in effetti, è come se lo fosse."
"Qual buon vento ti ha spinto a chiamarmi a quest'ora del pomeriggio?"
"Anita. L'hai vista oggi?"
"Stamani sull'autobus. Perché?"
"Doveva venire a trovarmi e invece non si è vista."
"Sono sicuro che se Anita non è potuta venire da te è per una valida ragione."
"Ma allora perché non ha telefonato per avvisarmi?"
"Fallo tu!"
"Hai ragione. Ci sentiamo domani."
"Ciao e buona guarigione."
"Ciao Sesto e grazie." concluse frettolosamente Giulio per telefonare all'amica.
"Pronto?"
"Sei tu Anita?"
"Sì. Ciao Giulio. Come stai?"
"Meglio. Ma oggi non dovevi venire a trovarmi?"
"Scusami, non ho potuto. Sai, la scuola in questo periodo mi sta impegnando molto..."
"Capisco. Domani puoi venire?"
"Scherzi? Domani devo andare a fare la spesa con mia madre a Torrione." gli rispose Anita.
"Ah...va bene...allora vieni quando puoi..."
"Certamente. Ciao Giulio."
"Ciao Anita." concluse sbalordito.
Giulio non riusciva a comprendere il perché dello strano comportamento di Anita. Cosa poteva essere accaduto? In cosa aveva sbagliato? Questi furono i quesiti che lo accompagnarono per tutta la notte, quando in un momento di abbandono si soffermò a scrivere questa poesia:

Il mio amor, ormai maturo,
sta arrivando a destinazione,
si scopre lentamente il futuro
e già si vede chiara la delusione.
In questi giorni d'amore
non sono stato forse capace,
immerso nel mio dolore,
il mio cuor non trova pace.
E' ancor forte il sentimento,
il mio cuor ancor lo sente,
ma questo strano cambiamento
mi fa sentir un incompetente.
Forse fiducia non gli ho dato,
per questo sto soffrendo,
ne sono troppo innamorato,
ma qualcosa in lei sta morendo.
Non so proprio come reagire,
non la sento più come prima,
son capace solo di soffrire
e di ordinar codesta rima.

Il giorno seguente Sesto andò a trovare Anita per scoprire il perché del suo strano modo di comportarsi nei confronti di Giulio.
"Sesto. Che ci fai qui?" domandò lei con stupore non aspettando la visita dell'amico.
"Sono qui per farti una domanda."
"Dimmi pure. Ti ascolto."
"Sei o non sei innamorata di Giulio?"
"Beh...sì...lo sono..."
"E allora perché lo stai facendo soffrire inutilmente?"
Anita, fissando i suoi occhi, così terribilmente determinati, capì che era arrivato il momento di porre fine a quella farsa: "Perché...perché sono una stupida!" confidò iniziando a piangere.
Sesto la strinse fra le sue possenti braccia: "Lo so che hai paura di soffrire nuovamente, ma scappando non risolverai nulla."
"Hai ragione. Vado subito da lui a scusarmi per il mio sciocco comportamento."
"Saggia decisione." concluse l'amico.
Così, mentre il vento accarezzava gli alberi e il sole si rifletteva sulle torbide acque del fiume Aido, creando dei giochi di luce a dir poco fantasiosi, Anita s'incamminò verso la casa di Giulio, dove lo attendeva un ragazzo sì guarito dall'influenza, ma affranto e immerso nel suo non nuovo mal d'amore.
"Giulio!" esclamò Anita entrando nella sua stanza.
"Anita..." sussurrò lui osservando incredulo la sua amata. "...ma non dovevi accompagnare tua madre?"
Lei, senza rispondergli, si avvicinò lentamente: i suoi occhi innamorati lo avvolsero dolcemente in uno sguardo profondamente perduto e le sue soffici mani cominciarono ad accarezzargli la nuca, mentre le braccia di lui la racchiusero in un abbraccio disperatamente bisognoso d'amore, coronato da un lunghissimo e passionale bacio.
Finalmente i loro giovani cuori riuscirono a trovare quell'armonia che cercavano ormai da troppo tempo e che soltanto la mano fatata del destino poteva concedere.
"Mi prometti che staremo sempre insieme e che non potrà mai separarci nulla?" sussurrò Anita stringendosi forte a lui.
"Te lo prometto." rispose Giulio baciandole la fronte. "Te lo prometto." continuò mentre una lacrima scivolava sul suo viso.


CAPITOLO VIII "UNA TELEFONATA INASPETTATA"

La primavera era ormai alle porte e i nostri due ragazzi trascorrevano serenamente la loro affiatata vita sentimentale.
Il bianco candor della neve che posava la sua immagine sui tetti delle case di San Martirio era ormai un lontano ricordo e il paesaggio, rispettando le tendenze stagionali, si dipingeva ogni giorno dei mille e più colori dei fiori che qua e là tappezzavano il suo manto erboso. Anche il monte Gaio mostrava i primi segni della primavera, essendosi vestito di un verde intenso che ben si rispecchiava nelle torbide acque del fiume Aido, creando un effetto a dir poco incantevole.
Non ricordo con precisione il giorno, poteva essere la metà di marzo o poco più, ma ricordo benissimo che era uno splendido pomeriggio soleggiato quando Anita, appena tornata da scuola, rispose ad una telefonata che non avrebbe mai e poi mai immaginato di ricevere.
"Pronto?"
"Ciao Anita. Sono Donato."
"Donato...ma come ti salta in mente di telefonarmi dopo tutto quello che mi hai fatto? Non hai un pò di rispetto nei miei confronti?" esplose Anita singhiozzando nervosamente.
"Non è come pensi tu. Ti posso spiegare tutto."
"Spiegare cosa? La tua misteriosa scomparsa?"
"Sì. Ma non per telefono. Dobbiamo incontrarci."
"Incontrarci? Ma tu sei malato! Ora sono felicemente fidanzata e non voglio rovinare tutto per colpa tua!" precisò Anita cercando di trattenere le lacrime.
"Sei fidanzata? Allora la cosa si fa più seria del previsto. Ti devo mettere in guardia su ciò che potrebbe accaderti."
"Ma di cosa stai parlando?"
"Incontriamoci fra un'ora in piazza e ti dirò tutto." le suggerì Donato. "Ci sarai?" continuò lo stesso.
"Ci sarò." rispose lei.
Anita non riuscì più a trattenere le lacrime. Scoppiò in un pianto singhiozzante che mostrava tutta la sua rabbia e, soprattutto, la consapevolezza di una pesante e traumatica ricaduta nel suo vecchio dolore.
Ma cosa voleva Donato? Perché rifarsi vivo proprio quando tutto sembrava andare per il verso giusto?
Anche se da una parte il suo orgoglio desiderava il contrario, dall'altra la curiosità era troppo forte per non andare a quell'appuntamento, così telefonò a Giulio per avvisarlo che quel pomeriggio non sarebbe potuta andare da lui.
"Pronto? Anita sei tu?"
"Sì Giulio. Sono io."
"Cosa ti è successo? Sembri scossa..." le domandò preoccupato.
"Non è niente. Stai tranquillo."
"Sei sicura?" insistette Giulio.
"Sì, non preoccuparti. Ti ho chiamato per dirti che oggi non possiamo vederci."
"Come mai?"
"Per domani il professore di matematica si è inventato un compito in classe e devo andare a studiare da un mio amico." si scusò.
"Ah, capisco. A domani allora." concluse lui poco convinto.
"A domani."
Effettivamente Giulio non credette alle parole della fidanzata. Sapeva che sotto poteva esserci qualcosa di più di un semplice compito in classe, soprattutto considerando che Anita era bravissima in matematica e non aveva certamente bisogno dell'aiuto di nessuno. Decise allora di pedinarla per scoprire cosa voleva nascondergli.
Nel frattempo la madre di Anita, ritornando a casa dopo aver fatto spese, incontrò una coppia d'anziani del paese che non esitò a fermarla.
"Salve signora. Come va?" le domandarono.
"Non posso lamentarmi." rispose lei.
"E lo credo bene!" precisò l'anziano signore.
"Cosa vuole dire. Non capisco." chiese incuriosita la madre di Anita.
"Ma lo sanno tutti...di sua figlia..."
"Cosa si sa di mia figlia?" ripropose sempre più incuriosita.
"Del suo fidanzamento con quel ragazzo...accidenti...mi sfugge il nome..."
"Giulio?" suggerì la madre.
"Proprio lui! Si vedono spesso insieme e...non sembrano dei semplici amici..." rilevò l'anziana signora.
"N'era al corrente, vero?" le domandò il vecchio con un sorrisino beffardo.
"Certamente..." rispose con aria notevolmente infastidita.
Intanto Anita, seguita a sua insaputa da Giulio, s'incamminò verso la piazza del paese.
"Anita...sei venuta..." pensò Donato vedendola arrivare.
Il viso di Anita era completamente bagnato dalle lacrime che uscivano a forza dai suoi occhi gonfi di rabbia, mentre il suo respiro con l'avvicinarsi a lui diveniva sempre più affannoso.
Donato, da parte sua, la guardava con delicatezza, come se per lui quello fosse un tenero incontro d'amore. Chissà, forse l'amava ancora, anche se ormai sapeva benissimo di averla persa.
Giulio, senza farsi notare, si nascose dietro un cespuglio, guardando con occhi sempre più increduli l'incontro fra i due. Ma cosa poteva mai sapere Giulio di quell'incontro? Chi era quel ragazzo? E perché Anita lo voleva incontrare a sua insaputa? A nessuna di queste domande seppe dare una risposta, per lui, accettabile. Era indeciso se intromettersi o no. Poteva fare una scenata di gelosia, oppure, nella peggiore delle ipotesi, scagliarsi violentemente contro di lui, afferrandolo per la gola, prendendolo a calci. Ma no, non poteva farlo. E se si fosse sbagliato? Se quello era soltanto un incontro fra vecchi amici? Avrebbe potuto rovinare tutto, rischiando di perdere per sempre la sua dolce amata.
Proprio nel momento in cui Anita raggiunse Donato si udirono le urla strazianti di sua madre, che, non trovandola a casa, andò a cercarla furiosa.
"Anita!" gridò sua madre. "Vieni subito a casa!" aggiunse prepotentemente.
Donato non osò dire una parola, mentre Anita fissandolo con le lacrime agli occhi fu costretta a seguire senza scelta sua madre.
"Ma cosa ti prende?" strillava la ragazza. "Perché mi stai portando via? Cosa ho fatto di male?" continuava piangendo.
"Smettila! Facciamo i conti a casa!" ripeteva la signora mentre la trascinava via.
Giulio rimase impietrito. Così come Donato. Rimasero entrambi immobili a osservarla scomparire all'orizzonte. A quel punto Giulio, approfittando dell'assenza di Anita, si diresse con aria minacciosa verso quel ragazzo, che non accortosi del suo arrivo s'incamminò verso la sua auto, parcheggiata poco distante dal luogo dell'incontro.
"Fermati!" gli gridò Giulio.
"Chi sei?" si girò Donato.
"Chi sei tu?" ribadì Giulio dandogli una spinta.
"Hey, stai calmo. Tu devi essere il fidanzato di Anita."
"Come fai a saperlo?"
"Me lo ha detto lei per telefono."
"Per telefono? Sei un suo compagno di classe per caso?" gli domandò calmandosi Giulio.
"Qualche tempo fa eravamo fidanzati..."
"Donato?" gli chiese con stupore.
"Sono io." rispose l'altro. "Noto con piacere che Anita ti ha parlato di me."
"Cosa ci fai qui?"
"Sono venuto a spiegare tutto ad Anita."
"E non credi che ormai sia tardi?" precisò Giulio. "Ora non credo abbia più importanza!"
"E' proprio questo il punto."
"Cosa vuoi dire? Spiegati meglio."
"Come ti dicevo, un pò di tempo fa Anita ed io eravamo felicemente fidanzati, poi..." si arrestò fissando un passante.
"Poi cosa?" lo sollecitò Giulio.
"Poi...venne sua madre..."
"Continua!"
"...che minacciò di denunciarmi se non avessi lasciato la figlia."
"Perché? Cosa le avevi fatto?" domandò incuriosito e, nello stesso tempo, preoccupato Giulio.
"L'amavo. Proprio come te." affermò malinconico.
"E allora? Cosa c'era di strano?"
"Stai attento..."
"Giulio. Mi chiamo Giulio."
"Stai in guardia Giulio. Quella donna è perfida e malvagia."
"Ma perché? Ci deve essere una spiegazione!"
"E' morbosamente gelosa della figlia."
"Non è possibile!" continuava a ripetersi Giulio. "Non può essere!"
"Hai notato qualcosa di strano ultimamente?" gli domandò con sicurezza Donato.
"Più di una volta. Come quando per telefono mi aveva detto che Anita non era in casa e invece..."
"C'era." lo interruppe.
"E' andata così." affermò tristemente Giulio.
"Un classico. Fece la stessa cosa con me."
"Donato, ti ringrazio moltissimo per ciò che mi hai detto."
"Dovere. Mi raccomando non farla soffrire. Non lo merita."
"Non preoccuparti. Le sarò sempre vicino." gli promise.
"Ora devo andare." concluse Donato con le lacrime agli occhi.
Giulio osservò con tristezza e disperazione quel ragazzo che andava via senza aver avuto la sua fetta di riscatto, la possibilità a lungo desiderata di riacquistare l'amore perduto senza averne colpa, quella colpa che, purtroppo, gli era stata attribuita irremovibilmente e che ogni notte lo schiacciava senza pietà.
Mentre la sua auto scompariva lungo la strada pensò che quello poteva essere lui, sì, avrebbe potuto toccare anche a lui, e non sarebbe stato facile sopportare quel dolore. Donato andò via senza insistere sacrificandosi per il bene di Anita, per non rovinare il rapporto che aveva con il suo nuovo amore. E Giulio questo lo apprezzò moltissimo, anche se adesso toccava a lui difendere i propri interessi.
Anita, da parte sua, non riusciva a capire il perché di quel gesto. Per punizione sua madre l'aveva rinchiusa in casa, vietandole qualsiasi contatto con il mondo esterno. Da quel giorno in poi l'avrebbe accompagnata a scuola e la sarebbe andata a riprendere, l'avrebbe seguita in ogni suo movimento, insomma, sarebbe divenuta il suo angelo custode. Almeno di questo era convinta.
Cosa poteva fare Anita se non ascoltare sua madre? D'altra parte non era ancora maggiorenne e non poteva permettersi di ribellarsi a lei.
Le mancava Giulio. Quel suo dolce sguardo che sapeva sempre dargli un'emozione nuova. I suoi baci sinceri e le sue morbide carezze. Ma non poteva andare oltre dall'osservare quel magnifico tramonto che l'accompagnò nel suo triste scrivere una lettera, quella profumata lettera che di nascosto riuscì a consegnare a Sesto la sera stessa dell'accaduto.


CAPITOLO IX "LA LETTERA"

La mattina seguente Giulio si alzò presto per raggiungere in anticipo la fermata dell'autobus, dove era convinto di trovare Anita, solitamente fra le prime ad esserci.
Sapeva benissimo che dichiarandole la verità su Donato avrebbe rischiato di perderla, ma era più forte di lui, non poteva nasconderle le cause di quel gesto già troppo calunniato, non sarebbe stato giusto. Con quale coraggio avrebbe fissato gli occhi innocenti di Anita sapendo di non essere stato sincero con lei? Come avrebbe affrontato quel soffocante rimorso? Sì, chiunque, pur di non perdere l'incantevole dolcezza di Anita e quel suo radiante sorriso, avrebbe potuto nasconderle la verità, sfruttando a suo vantaggio quella ghiotta occasione, ma lui no, non poteva farle un simile torto.
In fondo Donato gli aveva dimostrato che in determinate situazioni, pur desiderando il contrario, bisognava fare la scelta più giusta, e lui era convinto che quella lo fosse.
Ad attenderlo, però, c'era il suo caro amico Sesto, che, alzatosi anche lui prima del solito, lo aspettava ansiosamente per consegnargli la lettera.
"Sapevo che saresti arrivato in anticipo."
"Ciao Sesto. E Anita?"
"Dubito che prenda l'autobus dopo quello che è successo ieri. Ne parla tutto il paese." affermò. "In compenso sono riuscito a vederla di nascosto e mi ha consegnato questa per te." aggiunse porgendogli la lettera.
"Grazie. Sei un amico."
La lettera, di un colore viola sbiadito e di forma leggermente allungata rispetto a quelle vendute dai tabaccai di San Martirio, emanava lo stesso profumo usato da Anita nei teneri incontri con Giulio, che quest'ultimo non esitò a riconoscere.
Il foglio contenuto nel suo interno, dello stesso colore violaceo, era cosparso d'alcune macchioline trasparenti che qua e là avevano dilatato l'inchiostro rosso usato dalla sua amata la sera prima. Quelle macchioline, così evidenti d'attirare subito l'attenzione di Giulio, altro non erano che le lacrime di Anita, cadute senza rimedio mentre scriveva addolorata queste parole:

Caro Giulio,
lo sai, non mi piace scriverti, ma è l'unico modo per parlarti visto e considerato che mi è vietato anche l'uso del telefono. Mia madre mi ha detto che non dobbiamo più vederci, ma non vuole spiegarmi i veri motivi di questa sua scelta. Dice che sei un delinquente e un buono a nulla. Io so benissimo che non è vero, lei però non vuole ascoltarmi! Che cosa posso fare?
D'altra parte ho soltanto 15 anni e non posso ribellarmi a colei che mi ha messo al mondo e che, nonostante tutto, mi vuole bene. Sono sua figlia e non posso dimenticarlo!
So che ora ti starai arrabbiando, ma, ti prego, non fare sciocchezze, potresti soltanto peggiorare la già precaria situazione che ci avvolge.
Mentre ti scrivo molte lacrime irrorano il mio viso, forse perché so di perdere l'unico ragazzo che mi ha voluto veramente bene e che è riuscito a tingere la mia vita di una felicità mai provata.
Credimi, lo dico a malincuore, ma sarei felice di saperti con una ragazza che sappia darti quella felicità che ti sto negando e che non vorrei continuare a negarti.
Dimenticami, soffriresti soltanto con me. Il destino è stato crudele con noi, dobbiamo rassegnarci.
Mia madre dice che non possiamo rimanere nemmeno amici, io, in ogni caso, non dimenticherò mai i momenti felici che abbiamo passato insieme, te lo prometto.
E' una scelta difficile, ma spero che un giorno potrai perdonarmi.
Con amore. Anita.

Quelle parole, cariche di una rassegnazione non voluta, immerse in quel profumo che ricordava momenti felici e spensierati, e scolorite dalle sconfitte lacrime di Anita, ormai ricoperte da quelle di Giulio, catapultarono quest'ultimo in una rabbia istintiva, che neanche il possente Sesto riuscì a domare: spinto da un'ira che non avrebbe mai potuto attribuirgli nessuno, prese la sua auto e si diresse in direzione della scuola di Anita, dove, aimè, ad attenderlo c'era proprio sua madre.
"Fermati!" lo bloccò una mano.
"Mi levi le sue manacce di dosso!" si girò Giulio respingendola con la forza.
"Lascia in pace mia figlia..."
"Altrimenti?" la interruppe minaccioso.
"Cosa sta succedendo qui?" s'intromise un bidello.
"Lei si faccia gli affari suoi!" rispose la signora con gli occhi gonfi di rabbia.
"Ma questa è pazza!" replicò lo stesso.
"Te ne sei accorto presto." affermò con ironia Giulio. "Perché non vuole che veda sua figlia?" aggiunse rivolgendosi alla madre di Anita.
"Sono cose che non ti riguardano!"
"Invece mi riguardano e come! Io l'amo!"
"Soltanto io posso amarla." rispose convinta la signora.
"Lei è completamente pazza." se ne uscì lui.
"Te ne sei accorto presto." ripropose il bidello.
"Mamma! Cosa stai facendo?" intervenne Anita dopo aver sentito le urla di sua madre. "Giulio! Cosa ci fai qui? Ti avevo chiesto di non peggiorare le cose!" scoppiò in lacrime la stessa.
"Ma io ti amo! Non puoi chiedermi di dimenticarti!"
"Vattene via! Non meriti mia figlia!" s'intromise la madre.
La situazione stava diventando incontrollabile. Da una parte il bidello dava addosso alla signora per le sue scenate isteriche poco adattabili all'ambiente in cui si trovava. Dall'altra Giulio era attaccato non soltanto dalla madre, ma anche da sua figlia, che, presa dal panico, non riusciva a controllare le sue reazioni. Da un'altra tutti gli studenti che si erano affacciati incuriositi insieme ai professori e al preside per rendersi conto di cosa stava effettivamente accadendo. Insomma, non potendo più sopportare una così plateale umiliazione, Giulio si diresse verso la sua auto, poi, girandosi di sfuggita prima di salire e fissando con gli occhi lucidi gli altrettanto lucidi occhi dell'amata, pensò: "So che non è colpa tua."
Anita, dopo aver ritrovato la lucidità, gridò all'amato: "Anch'io ti amo!"
"Stai zitta!" continuava a ripeterle sua madre.
Ma era troppo tardi. Giulio, impassibile, salì sulla sua auto, quella mitica 500 nera che era stata testimone di momenti ben più rosei, e riprese la via di casa, dove sua madre, informata tempestivamente da Sesto sulla delicata situazione che stava attraversando il figlio, lo attendeva ansiosamente.
"Ciao." le disse Giulio appena rientrato, cercando di nascondere il suo volto umido di lacrime.
"Cosa è successo?" gli domandò sua madre preoccupata.
"Non potresti capire..." concluse lui chiudendosi a chiave nella sua stanza, dove, immerso in un cocktail di rabbia e abbandono, scrisse questa poesia:

In questi duri momenti,
tra rabbia e dolore,
vorrei non aver tormenti
ma soltanto il tuo amore.
Mi manca la tua dolcezza
e il tuo sguardo profondo,
accompagnato dalla tristezza
or mi sento un vagabondo.
Il tempo che scorre lento
alimenta le mie pene,
intanto il mio sgomento
prosciuga le mie vene.
Senza te non ci so stare,
non posso proprio resistere,
sento che sto per abbandonare
la mia cara voglia di esistere.
Non so se ce la farò
a sopportare questo dolore,
forse pian piano morirò,
ma vivrò sempre nel tuo cuore...


CAPITOLO X "L'EPILOGO"

All'uscita da scuola Anita fu accompagnata a casa da sua madre, che, dopo aver visto la reazione della figlia, era pienamente consapevole della sua fragilità, in quanto avrebbe potuto fare qualsiasi cosa pur di rivedere Giulio, così non la perse un attimo di vista.
Ma ormai era tutto chiaro, o quasi, visto che Anita ancora non riusciva a capire nulla di ciò che le stava accadendo. D'altra parte sua madre le voleva talmente bene che non poteva rassegnarsi all'idea di vederla tra le braccia di un'altra persona al di fuori di lei, che l'aveva cresciuta con tanto amore e riguardo. No, non aveva il diritto di rinchiudere la figlia soltanto per soddisfare il suo egoistico amore materno! Anita non era una marionetta da giostrare a suo piacere, o un cagnolino da tenere sempre al guinzaglio, ma soltanto, e non era poco, un essere umano bisognoso, così come tutte le persone di questo mondo, di coltivare il suo appagante amore.
Dopo quello che era successo la mattina davanti alla scuola, Anita non la degnò più del minimo sguardo. Era disperata e non sapeva darsi pace. Si era persino pentita di aver scritto quella lettera a Giulio, colma di una rassegnazione non voluta, forse scaturita dalla sua giovane e indifesa età.
Osservava il cielo dalla sua terrazza, ripensando ai momenti felici che quest'ultima aveva ospitato la notte di capodanno, quando, fra l'intenso odore dello spumante sparso sul pavimento e l'affascinante bagliore dei fuochi d'artificio, s'accorse che lassù una stella brillava soltanto per lei, annunciandole l'arrivo di una persona davvero speciale: il suo amato Giulio.
Nel frattempo, Sesto, appena sceso dall'autobus che lo aveva riportato a San Martirio, andò a trovare l'amico.
"Apri la porta. Sono io."
"Ciao Sesto...non posso..." gli rispose sofferente.
"Perché ti sei chiuso là dentro?"
"Lasciami solo...ti prego..."
"Non fare così. Siamo stati sempre uniti nei momenti del bisogno."
"E' vero. Ma adesso è diverso...non puoi fare niente per me..."
"Tu invece puoi farlo!" esclamò Sesto con l'intento di incoraggiare l'amico.
"E cosa? Uccidermi forse?"
"Non dirlo nemmeno per scherzo!" gli rispose prontamente sua madre, che seguiva preoccupata il colloquio fra i due.
"Non dire fesserie. Lo sai che Anita non apprezzerebbe questi discorsi."
"Anita...Anita...ormai è andata!"
"Non è vero!" s'impose l'amico. "Lei ti vuole bene e vedrai che tutto tornerà come prima."
Giulio aprì la porta e, con lo sguardo basso, uscì da casa senza dire una parola.
"Dove vai?" gli domandò la madre dalla finestra, mentre saliva con determinazione sulla sua auto. "Non farmi stare in pensiero!" continuò la stessa senza ottenere risposta.
"Non si preoccupi signora. Penserò io a Giulio." la tranquillizzò Sesto stringendole la mano.
Uscito dalla casa di Giulio, Sesto s'avviò verso la piazza del paese, a quell'ora quasi deserta, per cercare l'amico.
"E' passata una Fiat 500 nera da queste parti?" domandò ad un conoscente.
"Quella di Giulio?"
"Proprio la sua. L'hai vista?"
"Ha preso la strada per il monte."
"Il monte Gaio?"
"Sì."
"Grazie dell'informazione." concluse avviandosi frettolosamente verso l'abitazione di Anita.
"Anita!" la chiamò con affanno dopo averla vista sulla sua terrazza. "Giulio è andato da solo sul monte Gaio e non so che intenzioni abbia!"
"Cosa? Aspettami davanti al portone. Prendo il motorino."
"Dove pensi di andare?" s'intromise sua madre afferrandola con la forza.
"Lasciami!" la liquidò dandole una spinta.
Durante il tragitto Anita era molto preoccupata, così come Sesto, che per trovare il prima possibile l'amico stava tirando al massimo l'acceleratore, cercando, senza perdere l'equilibrio, di schivare le numerose buche presenti sulla strada non ancora asfaltata.
"Non può essere!" si disperò lui poco prima di giungere sul punto panoramico del monte.
"Giulio!" replicò terrorizzata l'amica.
La sua macchina, quella robustissima Fiat 500 nera, aveva urtato violentemente la staccionata di ferro posta alla fine della strada, che, soltanto grazie all'aiuto del destino, la preservò da un inevitabile salto nel vuoto. Lo sportello sinistro, quello del lato guida per intenderci, era spalancato, segno che Giulio, nonostante quel terribile incidente, doveva essere ancora vivo, almeno così speravano i due amici. Nel suo interno, fra i vetri taglienti e in parte insanguinati del parabrezza rotto, Sesto notò un foglio di quaderno stropicciato, che, con le sue tragiche parole, spazzò via ogni speranza di rivedere l'amico sano e salvo:

Scorre lenta la vita,
volan via i secondi,
si pensa a quando sarà finita
e viviamo come dei vagabondi;
si vorrebbe cambiarla
con uno schiocco di dita,
bisognerebbe rifarla,
ma purtroppo è la vita.
E che cos'è l'amore?
Qualcosa di stupendo,
un tuffo nel cuore
dal quale io dipendo:
non è facile spiegare
quel che si prova,
so soltanto che amare
è qualcosa che mi giova.
Però, quando vita e amore
non sono in sintonia,
il cuor straripa di dolore
e ci assale la monotonia;
solo un attimo di pazzia
ci potrebbe aiutare,
facendo volar via
chi non potrà mai amare...

Sesto rimase impietrito a fissare la staccionata, la stessa che in un primo momento aveva fatto il possibile per salvare la vita dell'amico e che dopo, invece, lo aiutò indifferente nel suo disperato gesto.
Lasciò cadere il foglio a terra e il leggero vento che accarezzava gli alberi, quasi tiepido in quel periodo dell'anno, lo fece rotolare lungo la strada, trascinandolo irrimediabilmente nel burrone, così come aveva fatto qualche istante prima con Giulio.
"Cosa c'era scritto su quel foglio? Cosa è accaduto a Giulio?" continuava a ripetergli in preda alla disperazione Anita.
Lui non le rispondeva e, mentre il suo sguardo non osava distogliersi da quella staccionata, i suoi occhi cominciarono ad abbandonare lentamente le lacrime di chi, soffocato dal rimorso per non essere riuscito a evitare quella disgrazia, sapeva di aver perduto l'unico vero amico della sua vita.
"Perché l'hai fatto? Non dovevi!" continuava a ripetersi.
"Anita cosa stai facendo?" le urlò sua madre appena scesa dalla macchina.
"Mamma! E' tutta colpa tua!" le rispose, mentre tentava di scorgere il corpo dell'amato affacciata dalla ringhiera.
"Cosa è successo?"
"Giulio si è tolto la vita...e tutto per colpa del suo stupido egoismo!" le rispose rabbiosamente Sesto fissandola negli occhi.
Anita, intanto, continuava la sua disperata ricerca, cercando di asciugarsi le lacrime che le appannavano sempre più la vista. Non riusciva a rassegnarsi. Il suo sguardo umido analizzava dettagliatamente anche i particolari più insignificanti della vallata, con la speranza di trovare il suo amore ancora vivo.
"Non volevo farti soffrire! Giulio e Donato non ti meritavano!" si scusò sua madre, che con quelle parole riuscì ad attirare l'attenzione della figlia.
"Cosa c'entra Donato?"
"Figlia mia...io ti voglio bene..."
"Mamma, dimmi la verità! Cosa gli hai fatto?"
"Sono stata costretta a intimorirlo, dicendogli che se non ti avesse lasciato in pace lo avrei denunciato."
"Cosa? E' questo il bene che mi vuoi?"
"Devo forse vergognarmi di essere tua madre?"
"E Giulio? E' per lo stesso motivo che mi hai separato da lui?"
"Giulio era ancora più pericoloso...non voleva rassegnarsi..."
"Come hai potuto farmi questo...non hai mai pensato alle mie sofferenze?"
"Il tempo avrebbe cancellato ogni cosa."
"Ti ricordi quando da bambina mi portavi quassù a guardare il tramonto?"
"Certo che lo ricordo. Eri così piccola e ubbidiente."
"Mi dicevi che se avessi fatto la cattiva mi avresti buttato nel burrone. Ricordi anche questo?"
"Sì, ma cosa c'entra?"
"Anita, non fare sciocchezze!" le s'avvicino precipitosamente Sesto afferrandola per una gamba.
"Ora soffrirai tu al posto mio!"
"Non farlo!"
"Nooooooo!"
Anita si lasciò andare nel vuoto trascinando con sé il povero Sesto, che, intento a salvarle la vita, perse irrimediabilmente l'equilibrio: i loro giovani, e innocenti, corpi rotolarono lungo la fiancata del monte Gaio, maciullati senza un briciolo di pietà dalle sue rocce assassine. La loro corsa verso l'eterno riposo si concluse con un lungo e raccapricciante salto nel fiume Aido, che li accolse, ormai privi di vita, nelle sue torbide acque. I loro corpi non furono mai più ritrovati.
La madre di Anita non riuscì a sopportare la gravissima perdita della figlia, alla quale non aveva soltanto dedicato la sua vita, ma anche il suo più acuto egoismo, e qualche giorno dopo fu rinchiusa nell'ospedale psichiatrico di Torrione, dove risiede tuttora priva di una personalità definita.
Quella tragedia fu ricordata per molto tempo dagli abitanti di San Martirio, che, anche in quel caso, non si fecero scappare l'occasione di sparlare e fantasticare sull'accaduto. Ne nacque una specie di leggenda popolare, narrante la presenza di una figura umana, che, seduta su quella staccionata, veglia ogni notte sulle anime dei defunti: c'è chi crede sia soltanto un gioco di ombre, chi, invece, è convinto sia lo spirito di Giulio, che, assalito dal rimorso per aver causato, con il suo immaturo gesto, la morte dei suoi amici, non riesca a trovare pace.
In un modo o nell'altro, comunque, quella storia ebbe un ruolo molto importante per l'economia del paese, dato che divenne l'attrazione principale del medesimo, alla quale i curiosi del settore non seppero resistere.
Eppure, nonostante sia passato moltissimo tempo, ricordo ancora quella delicata voce, che, avvolta in un soffice velo di gentilezza, investiva felicemente il mio udito.
Sì, la sento come allora, con il suo timbro carico d'amore, che sussurra dolcemente il mio nome.
"Giulio. E' pronta la cena."
"Arrivo mamma. Ho quasi finito."
Ogni santissima notte ho rimpianto di non essere morto in quell'incidente, e soltanto adesso, dopo trentacinque e lunghissimi anni, capisco che per me non poteva esserci punizione più grande della vita: spero soltanto che la mia dolce Anita, alla quale ho giurato eterna fedeltà, e il mio caro amico Sesto, possano da lassù perdonarmi per il dolore che ho recato alla loro innocenza.


Stock Photography
.: HOME PAGE :.